Maxi buco nella super filiale, la difesa: direttrice innocente

Reggio Emilia, parla l’avvocato della Maniscalco: mancano milioni ma non esiste alcun bottino. Il legale di Unicredit: «Filiale di via Gattalupa devastata e banca danneggiata»

REGGIO EMILIA. Un “buco” contabile da 89 milioni di euro affosserebbe qualsiasi filiale di banca. Anche quella Unicredit di via Gattalupa, filiale da primi della classe quando era diretta da Maria Maniscalco, che macinava numeri record grazie anche a grandi clienti, come l’industriale Nino Spallanzani, poi diventato una delle decine di parti considerate lese nell’annoso processo per ammanchi contro l’ex direttrice, giunto ora alle battute finali, per la quale l’accusa ha chiesto 3 anni e 4 mesi.

Il rapporto di fiducia con i clienti era tale che per tutti la direttrice era «la signora Maria», per la quale ieri il suo avvocato, Giovanni Tarquini, ha chiesto la piena assoluzione per non aver commesso il fatto: «Se c’è un furto ci deve essere un bottino – ha detto a chiare lettere l’avvocato reggiano rivolto al giudice Luca Ramponi – E qui, signor giudice, non c’è alcun bottino. Nulla è mai stato trovato all’imputata. La signora Maria è solo un capro espiatorio: in questo processo mancano elementi certi e precisi. Va assolta».


Dal 2009, quando è scoppiato il caso che ha portato la funzionaria dalle stelle alle aule di giustizia, resta in piedi solo un capo di imputazione, quello per furto relativo a movimentazioni non autorizzate, secondo l’accusa. Parliamo di 991 operazioni, effettuate sui conti correnti di un centinaio di clienti. «Si tratta di provare, oltre ogni ragionevole dubbio, che la Maniscalco abbia commesso 991 reati o almeno uno di questi. Senza non ci sarebbe sentenza giuridicamente valida».

«I clienti sono stati due volte vittime», afferma invece durante la discussione l’avvocato della ventina di persone costituitesi parte civile tramite il legale Bruno Barbieri: «La prima per i danni e la fiducia tradita, la seconda per la prescrizione degli altri capi d’accusa vista la lunga indagine. Non solo: dalla Maniscalco non c’è stata alcuna forma di ravvedimento».

Anche Luca Scaglione, avvocato di Unicredit – costituitasi parte civile – va giù duro. La banca ha indennizzato i clienti sborsando 20 milioni di euro. «Quando scoppiò il caso, nel 2009, trovai una filiale devastata e un grave danno di immagine per Unicredit – ha riferito ieri al giudice – con anche clienti cutresi che all’epoca non avevano avuto atteggiamenti diciamo simpatici».

Del resto, dice l’avvocato che ha chiesto una provvisionale di 100mila euro, «l’ammanco è stato ingente. Per accertare i fatti la banca ha impiegato 32 ispettori, con 8 mesi di lavoro e 280 posizioni verificate. Ci sono stati prelievi in contanti per 4,5 milioni non riconosciuti dai correntisti e giroconti tra clienti che non avevano rapporti tra loro, con firme false. Il caso di Spallanzani resta emblematico visto l’importo contestato di 5,7 milioni. Va condannata». —