Tra la Lega e M5s uno “scontrattino” (ma locale locale)

L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani. A Reggio Emilia è scontro indigeno fra le due forze di governo. Un’ipotesi su come potranno insieme scrivere un patto nel 2019

REGGIO EMILIA. “Traditori del contratto di governo”, “Assomigliano a Forza Italia” dicono i grillini reggiani dei leghisti reggiani… “Costola della sinistra”, “Sui temi ambientali sono peggio dei bolscevichi” scrive la Lega reggiana dei grillini reggiani. Non si filano proprio.

Queste dichiarazioni di disamore sono state raccontate dalla Gazzetta giovedì e venerdì quando il deputato e segretario leghista per l’Emilia Gianluca Vinci ha delineato il programma per le comunali del 2019 e criticato il M5s; quando i pentastellati punti sul vivo (e a sorpresa) hanno poi reagito chiamando in causa nientepopodimeno che Salvini.

Per i grillini capitanati da Alessandra Guatteri gli obiettivi ambientali, infrastrutturali, di recupero delle periferie, della raccolta rifiuti, della viabilità predicati dalla Lega reggiana non corrispondono a quelli sottoscritti dalla Lega nazionale nel contratto di governo. Sorge immediatamente il dubbio: se dovessero eventualmente coniugarsi e vincere al ballottaggio 2019 come faranno, Lega e M5s, a governare insieme Reggio?

Odo già la risposta precotta: ma che importa, sono assolutamente diversi come a Roma, ma per prendere il potere a Reggio correranno in contrasto ma poi andranno d’accordo, con un contrattino locale locale. Così è la politica. Non sono d’accordo. Perché se questo è il conflitto d’anticipo c’è d’aspettarsi di tutto e di più. Perché i leghisti e i grillini indigeni reggiani sono di paste particolarissime.

E i localismi italiani con tutte le loro eccezioni, variabili e indipendenze, non possono essere immaginati come una rifrazione in scala delle vicende romane. Cioè non è detto che se a livello centrale (horribile dictu per i vecchi leghisti nordisti) il contratto funziona, nei territori possano fiorire i contrattini. No.

Alla sua maniera ruspista e dal suo punto di vista lo spiega lo stesso Vinci: questi pentastellati reggiani sono innervati per provenienza ed esperienza da un’aspirazione progressista, più “sociale” che “del popolo” (Di Maio cit.). Sono dunque di sinistra. Vinci parla infatti di costola, alla maniera creazionista della Genesi. Ancora Vinci sul tema ambientale ed ecologico marchia di radicalismo i grillini: “Hanno un’idea dei primi anni Ottanta, che anche le associazioni più bolsceviche e ortodosse hanno abbandonato”.

Comunisti. Cioè, il segretario-parlamentare della Lega ha incasellato gli ipotizzati alleati municipali grillini nell’area comunista. Quest’ultima è un’evocazione e una parola d’ordine scaramantica cara anche a Silvio Berlusconi.

I consiglieri comunali grillini infatti hanno replicato così a Vinci: “Parla come uno di Forza Italia”. E via, con altre carinerie. Mentre i pentastellati locali hanno un imprinting originario (appena ideologico) di sinistra, di tradizione regensis, reggiana, che non s’appaia con quello destrorso d’altre geografie d’Italia, i leghisti contemporanei di quaggiù sono più che ortodossi.

Salviniani inox, sono speculari al corso autocratico del segretario-vice-premier-ministro. Non hanno proprio nulla a che vedere e a che spartire con l’esperienza primitiva bossiana. Anzi i bossiani sono una razza defenestrata più che estinta, quanto i maroniani.

Zero incastri. Affari loro? Non credo, perché i caratteri politici sono fatti ad incastri e in occasione di alleanze o contratti bisogna che gli incastri corrispondano, perdurino, funzionino. A conti fatti già in questo ottobre 2018, in vista delle elezioni amministrative 2019 con robusta ipotesi ballottaggio, la Lega e il M5s locali vanno d’accordo su niente: la raccolta rifiuti, la rigenerazione delle periferie (ex Officine Reggiane), tangenziale nord, circolazione dei veicoli diesel, pilomat, traffico in centro storico, soluzione della questione immigratoria, abitativa e della sicurezza nel quadrante della stazione urbana.

Zero incastri. Vanno d’accordo su niente, anzi, sono già ai colpi d’avvertimento. E se a tenerli insieme, non alleati, ma contraenti d’un contrattino, sarà soltanto la conquista del municipio e la caduta del Muro settantennale reggiano di sinistra-centrosinistra?

Il traguardo sarebbe decisamente storico e politico, ma non amministrativo perché le divaricazioni, le differenze, le visioni opposte non consentirebbero ai due soggetti di scrivere nulla o quasi sul contrattino. Oppure, potrebbero sottoscrivere un patto di non belligeranza come separati in casa. Allora assisteremmo alla stasi perpetua o all’attrito continuo.

Non virano a destra. Il fatto che la Guatteri affermi che la giunta Pd del sindaco Vecchi “copia i programmi del M5s” è sintomatico di un’ispirazione che non vira a destra e fortemente alternativa allo spazio nel quale balla lo smagrito centrosinistra.

E il fatto che il Pd nel corso e successivamente allo scontro fra Lega e M5s non abbia preso parte, se ne stia stato discosto, conferma che la campagna elettorale dei democratici punterà sull’inconciliabilità locale fra le due forze di governo centrale.

Così il Pd andrà comunque incontro al ballottaggio e a una sfida a tenaglia. La divergenza e la collisione fra Lega e Movimento 5 Stelle reggiani sono una breccia, un sintomo ai quali va prestata la massima attenzione. E, si sa, quello che in questo Paese avviene e cresce in provincia, mette in dubbio il modello nazionale in quel momento egemone. E a Reggio, che è un laboratorio, c’è già lo scontrattino.

s.scansani@gazzettadireggio.it