Meteo. Reggio Emilia si sta surriscaldando. E le nebbie sono quasi un ricordo

Dal 1900 nel distretto reggiano, che comprende anche Parma e Mantova, la temperatura annuale è passata da una media di 12,1°C tra il 1900 e il 2000 a una di 13,6°C tra il 2000 e il 2017. Nel cuore della Pianura Padana aumenta il numero delle giornate calde e diminuisce quello delle giornate di gelo. Nell’analisi dell’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts i dati metereologici degli ultimi 117 anni

 

REGGIO EMILIA. “Sicuramente le temperature elevate comportano una minor frequenza della nebbia. I fattori, in generale, sono tre: temperature più alte che formano meno condensazione, un cambiamento delle tipologie inquinanti, legate ad esempio a nuove forme di combustione, e un cambiamento nel corso degli anni della circolazione atmosferica delle correnti”.

Reggio Emilia si sta surriscaldando. E nel cuore della Pianura Padana, una delle aree più inquinate e urbanizzate d’Europa, aumentano le temperature medie, così come il numero di giornate calde nell’arco di un anno. Diminuisce, invece, il numero di giornate di gelo. E una delle conseguenze dei grandi mutamenti meteorologici è la graduale scomparsa della nebbia, evento atmosferico caratteristico di Reggio e dell’Emilia che, secondo il responsabile di Reggio Emilia Meteo, Andrea Bertolini, risulta sempre meno frequente “soprattutto nei centri abitati, dove c’è maggior calore urbano che ne inibisce la formazione”.

 

I dati

 

È quanto emerge dall’analisi dei dati dell’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, che ha preso in esame l’evoluzione delle temperature e delle tendenze meteorologiche negli ultimi 117 anni, dal 1900 fino ai giorni nostri, in un totale di 558 città europee, dalla Finlandia fino al Portogallo. Dal 1900 nel distretto reggiano, che comprende anche Parma e Mantova, la temperatura annuale è aumentata, passando da una media di 12,1°C tra il 1900 e il 2000 a una di 13,6°C tra il 2000 e il 2017. Gli anni mediamente più caldi sono stati il 2003, 2007, 2014, 2015  e 2017.

 

▸ TUTTI I DATI METEREOLOGICI DEGLI ULTIMI 117 ANNI NELLA ZONA DI REGGIO EMILIA, PARMA E MANTOVA

 

Tra il 2000 e il 2017, inoltre, la temperatura media rilevata è stata di 1,2° C superiore a quella rilevata nel Ventesimo secolo. Per quanto riguarda il numero di giornate calde, invece, ovvero i giorni in cui la temperatura media è stata superiore a 27°C per tutte le 24 ore, si è passati da una media di 0,75 giorni all’anno del Ventesimo secolo a una di 4,9 tra il 2000 e il 2017.

Diminuiscono, viceversa, le giornate di gelo, ovvero quelle in cui la temperatura è stata al di sotto di -1°C per tutte le 24 ore: da una media di 11,8 giorni all’anno del Ventesimo secolo si è scesi a una media di 4,6 giorni tra il 2000 e il 2017.

Tutti i dati sulle temperature dal 1900 a oggi

 

L'esperto

 

“Le temperature aumentano, è vero, ma non si può parlare di una tropicalizzazione del nostro clima - spiega Andrea Bertolini, responsabile di Reggio Emilia Meteo – secondo i dati Arcis delle Arpa e Cnr, si vede che nella Pianura Padana e nella nostra provincia, oltre all’aumento delle temperature, c’è stato anche un piccolo calo delle precipitazioni, pari a circa 3 millimetri all’anno in pianura e 5 in Appenino, partendo qui da precipitazioni più intense. Vari studi, invece, confermano che sostanzialmente non c’è nessuna tendenza di aumento di eventi meteorologici estremi su scala giornaliera: nonostante se ne faccia spesso un gran parlare, rimangono fondamentalmente stazionari. Mancano, tuttavia, dati sugli eventi estremi su base oraria nell’arco delle singole giornate”.

 

Per Bertolini, rispetto all’aumento delle temperature, l’anno di svolta è stato il 1998: “Quell’anno c’è stato un aumento generale delle temperature globali che ha interessato le zone polari e anche il Mediterraneo. Un vero cambio di passo. E, ormai, sono vent’anni che viviamo in temperature più calde rispetto al passato, con una maggior frequenza di ondate di caldo ed estati più prolungate”. Anche, e soprattutto, nel cuore della nostra Pianura Padana dove, ricorda il meteorologo, “le temperature elevate, unite all’inquinamento legato ad un’area in cui non c’è molta circolazione d’aria, creano disagi e possibili peggioramenti della qualità di vita”.

 

Dai rischi per la salute a possibili conseguenze persino infrastrutturali su strade e ferrovie, fino a interferenze sulla produttività scolastica e all’ondata di malattie portate da insetti come zanzare e zecche. Secondo lo studio di EDJnet sono queste le principali implicazioni dell’aumento delle temperature vissuto dal distretto reggiano.

 

E se sul fronte delle malattie il 2018 può essere catalogato come l’anno della West Nile, con 18 decessi in Emilia-Romagna e due contagi, per fortuna non mortali, nella nostra provincia, sul fronte della produttività scolastica è stato calcolato che a Reggio il numero di giorni di scuola in cui la temperatura ha superato i 22°C è passato da 1,6 per anno scolastico nel Ventesimo secolo a 4,7 dal 2000. Può sembrare poco, ma, se si fossero svolti degli esami in quei giorni gli alunni reggiani sarebbero stati sicuramente svantaggiati.

 

 

“I danni a beni e persone sono fortemente aumentati nell’ultimo secolo – aggiunge Bertolini – non solo per l’aumento delle temperature. Nel 90% dei casi, infatti, il motivo è l’aumento dell’esposizione: ci sono più persone esposte al clima, e contemporaneamente è aumentato il valore di beni come case, aziende, e costruzioni. Questo comporta che ad ogni evento estremo corrispondano spesso molti danni: vale per tutto il pianeta, vale anche per noi. E’ una tendenza legata all’aumento della popolazione e alle condizioni di benessere. Al contrario c’è da dire che il numero di morti legato a eventi estremi, come ondate di caldo, grandinate, trombe d’aria, è in calo. C’è stato un forte aumento della resilienza, ovvero della capacità di adattamento. E ci sono nuove tecnologie che, rispetto al passato, garantiscono maggiori informazioni, migliori previsioni e sistemi di allertamento più efficaci".

 

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