I due progettisti: «Piazza Roversi diventerà uno spazio unitario»

Intervista agli autori della riqualificazione di Reggio Emilia. Gli architetti Casarini e Rinaldi raccontano il progetto: restituire l’immagine documentata dei primi del ’900

REGGIO EMILIA. Prima dell’editoriale di domenica (“Se l’angolo diventa un modulo, Spigolandia diventa un idolo”) i progettisti della riqualificazione di piazza Roversi hanno risposto a questa nostra intervista.

Gli architetti hanno ritenuto (giustamente) di dar seguito con una replica anche all’editoriale. Replica che pubblichiamo in questa stessa pagina. Rispondono l’architetto Roberta Casarini, progettista e direttrice dei lavori, e l’architetto Andrea Rinaldi, co-progettista.


Sinteticamente potete spiegare qual è il concetto della vostra proposta progettuale?

«Siamo partiti dall’idea di trasformare uno svincolo con uno spartitraffico in uno spazio per le persone e di restituire al luogo l’immagine documentata dalle foto d’epoca dei primi del ’900, che ci raccontano come la passeggiata ducale fosse uno spazio unitario. Abbiamo pensato a uno spazio per tutti, dove le automobili sono ospiti e i cittadini padroni di casa.

La presenza di quattordici lecci che disegnano un lungo pergolato con spazi per la sosta, pensato per rispettare e valorizzare le emergenze architettoniche presenti, uno specchio d’acqua che riprende la memoria del Canale del Crostolo Vecchio, che qui scorreva definendo la forma di questo luogo, e la possibilità di percepire da ogni angolo la curvilinea facciata della Chiesa del Cristo, sono i principali concept di progetto».

Semplicemente: perché tutti quei livelli diversi, quegli spigoli che molto ricordano i gradini-trappola che stanno dietro il monumento ai Partigiani in piazza Martiri? E poi nel rendering piazza Roversi sembra perdere un baricentro...

«Semplicemente: il progetto del nuovo spazio non ha livelli diversi. È pensato su unico livello, con percorsi facilitati per ogni tipo di utente. Dovendo garantire la coesistenza tra mezzi meccanici e persone era importante salvaguardare la sicurezza di queste ultime: bianchi profili inclinati ridisegnano il tracciato del vecchio Canale, arginano i percorsi veicolari (sulla piazza oltre al corso principale convergono altre sei strade carrabili), e degradano con leggeri piani inclinati verso gli ambiti pedonali a proteggerli. Alti in media poco più di un marciapiede eliminano ogni barriera architettonica per le persone.

Riguardo al baricentro, il piazzale ha ora forse un baricentro?

Uno spartitraffico è un baricentro? In uno spazio con una forma così articolata ha poco senso parlare di baricentro: le superfici barocche della Chiesa del Cristo sono pensate per essere guardate da molteplici punti di vista.

Esiste un asse importante che è quello di Palazzo Rangone, che il progetto valorizza, rispettando le simmetrie e i volumi».

Come ha rispettato il carattere estense della piazza, se davvero il carattere estense esiste?

«Non capiamo che cosa s’intende per carattere estense: nella storia dell’architettura e della città non esiste il concetto di “carattere estense”. In città esiste la passeggiata che collega il Palazzo Ducale (sede della Provincia) con la Reggia Ducale di Rivalta, che è un’infrastruttura di natura estense. Un masterplan, elaborato dal Comune in collaborazione con la Soprintendenza e approvato dal Ministero, definisce criteri e caratteri unitari per l’intero tratto della “Passeggiata Settecentesca” di cui il progetto ha tenuto conto».

Il ricorso costante alla grigia pietra di Luserna non omologa gli spazi della città, non li fa diventare una derivazione di piazza della Vittoria?

«La scelta di un materiale di pavimentazione litico nasce dal masterplan.

La scelta della pietra di Luserna deriva dalla storia stessa della città, che ha utilizzato per secoli le cave piemontesi di questa pietra sfruttando il fiume Po come strada navigabile.

A Trento la pavimentazione è in porfido, a Roma in sanpietrini (pietra di leucitite), a Venezia in trachite, e così via: ogni città italiana è contraddistinta dalla sua pavimentazione che ha lo scopo di rendere unitaria e caratteristica l’immagine della città».

Ultima domanda: piazza Roversi sarà come prima, oppure?

«La risposta dovrebbe essere implicita nelle precedenti: in ogni caso la piazza non sarà come prima semplicemente perché prima non era una piazza». —