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Lacrime e palloncini in cielo per Gabriele: «Mio figlio è stato un dono per tutti noi»

Cavriago, il messaggio toccante di papà Andrea dal pulpito: «Ci ha insegnato a stare insieme, portatelo sempre nei vostri cuori»

CAVRIAGO. «Sono sicuro che Gabriele vi abbia tutti nel suo cuore. Vi chiedo dunque di fare altrettanto, di portarlo sempre nei vostri cuori, affinché viva con voi». Sono la parole che Andrea Tiricola ha trovato la forza di pronunciare ieri pomeriggio, nella chiesa di San Terenziano, alla fine della cerimonia funebre, rivolgendosi a tutti coloro che hanno voluto dare l’ultimo saluto a suo figlio Gabriele, strappato alla vita troppo presto, a soli 13 anni, in un incidente stradale.

L'addio al p ...

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CAVRIAGO. «Sono sicuro che Gabriele vi abbia tutti nel suo cuore. Vi chiedo dunque di fare altrettanto, di portarlo sempre nei vostri cuori, affinché viva con voi». Sono la parole che Andrea Tiricola ha trovato la forza di pronunciare ieri pomeriggio, nella chiesa di San Terenziano, alla fine della cerimonia funebre, rivolgendosi a tutti coloro che hanno voluto dare l’ultimo saluto a suo figlio Gabriele, strappato alla vita troppo presto, a soli 13 anni, in un incidente stradale.

L'addio al piccolo Gabriele

Cavriago si è fermata per Gabriele, una grande folla e palloncini bianchi per l'addio



Tutta la comunità si è stretta al dolore della famiglia del ragazzo, al padre Andrea e alla madre Catia, ai nonni e a tutti i suoi famigliari. Amici, compagni di scuola, compagni di basket, gli scout, i ragazzi del Grest, gli insegnanti, i genitori di altri ragazzi, hanno letto tantissimi messaggi, in una chiesa piena al punto tale da non riuscire a contenere tutti.

«Mi piace pensare che Gabriele sia stato un dono per tutti noi – ha continuato il padre alla fine della funzione - ci ha insegnato tanto e l’ho capito oggi ancora di più sentendo le vostre bellissime parole. Ci ha insegnato a stare insieme. Ed è stando uniti, adulti e ragazzi, che ce la possiamo fare. Non pensavo di riuscire a parlare, penso sia lui a darmi questa forza per dire grazie a tutti».

Parole molto commoventi, che hanno concluso una cerimonia funebre durante la quale ha regnato un profondo silenzio, interrotto all’inizio fuori dalla chiesa solo dal rumore della brezza sul sagrato, dallo sventolio di uno striscione con scritto “Ciao vecchio”, dalla voce di un bambino in lontananza, che ha gridato “mamma” e ha fatto pensare, una volta di più, a quanto è ingiusto che una vita sia stata spezzata così presto. Poi – tra un ricordo e l’altro - i singhiozzi, le lacrime, gli occhi gonfi e i “perché” impressi negli sguardi di tutti.

Un “perché” al quale il parroco, don Claudio Gonzaga, ha cercato di dare una risposta. «Siamo di fronte a una morte tragica, prematura di un ragazzo buono, educato, sensibile, cristiano, dolce e rispettoso che si stava dischiudendo alla vita per diventare sempre più maturo, adulto. Ma questo incidente non può cancellare i valori che ci lascia. Non chiudiamoci in noi stessi. Cerchiamo la forza nei valori che Gabriele aveva e nella fede. Se preghiamo saremo più vicini a Gabriele e lui sarà più vicino a noi. Sono certo che ora lui sia lassù insieme al nonno, che lo ha accolto e gli starà accanto».

La cerimonia è stata un susseguirsi di preghiere, di saluti affettuosi, di canti come “Chi ci separerà”, in apertura, o “Annunceremo che tu”, che Gabriele amava cantare durante il Grest.

Poi fuori dalla chiesa, le foto appese dei momenti più belli, tantissimi post-it degli amici, e il lancio dei palloncini bianchi in cielo, prima che il feretro partisse per il cimitero, quasi a dire: «Ciao Gabbo, Gabri o Tirry (come lo chiamavano gli amici), sarai sempre nei nostri cuori». —