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Idrocarburi e polemiche: «Mai più permessi per la ricerca nell’area Fantozza»

Correggio, la Regione scrive la parola “fine” sulle intese con Aleanna per le trivellazioni nel sottosuolo. La delibera va al ministero

CORREGGIO. La Regione scrive la parola “fine” sui permessi di ricerca di idrocarburi nell’area Fantozza, nella Bassa reggiana, e nell’area Bugia, a cavallo tra le province di Modena e Reggio. In gran parte, sono le zone colpite dal terremoto del 2012, che non vogliono sentir parlare di sondaggi, estrazioni, fracking.

In una delibera votata dalla giunta lunedì pomeriggio, pubblicata ieri e in via di trasmissione al ministero dello Sviluppo economico, l’ente regionale, chiamato a dare parere po ...

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CORREGGIO. La Regione scrive la parola “fine” sui permessi di ricerca di idrocarburi nell’area Fantozza, nella Bassa reggiana, e nell’area Bugia, a cavallo tra le province di Modena e Reggio. In gran parte, sono le zone colpite dal terremoto del 2012, che non vogliono sentir parlare di sondaggi, estrazioni, fracking.

In una delibera votata dalla giunta lunedì pomeriggio, pubblicata ieri e in via di trasmissione al ministero dello Sviluppo economico, l’ente regionale, chiamato a dare parere positivo o negativo su indagini ed estrazioni, prende atto «delle istanze di contrarietà a livello sociale espresso da cittadini e amministrazioni locali interessate dai permessi di ricerca», «ne condivide le preoccupazione» e chiede al ministero «di valutare e accogliere le istanze di contrarietà».

Detto altrimenti, e con le parole dell’assessore regionale alla attività economiche con delega alla ricostruzione Palma Costi: «Non siamo più disposti a dare permessi di ricerca, procedendo con ulteriori intese». Punto e basta.

Una decisione attesa, visto che l’anno scorso la Regione aveva inviato al ministero una lettera nella quale faceva presente la forte opposizione di cittadini e enti locali alla ripresa della ricerca da parte della società americana Aleanna Resources Llt che, tra il 2009 e il 2010, ha ottenuto le concessioni ministeriali e il via libera regionale (sospeso dopo il sisma 2012) per le indagini, ma che arriva in una fase politica del tutto nuova e dunque con un margine di incertezza.

L’apice della battaglia contro le ricerche di idrocarburi in un’area che comprende Rubiera, Campagnola Emilia, Fabbrico, Guastalla, Novellara, Reggiolo e Rio Saliceto sul fronte Reggiano (complessivamente poco più di 102 chilometri quadrati); Formigine Sassuolo, Fiorano Modenese, Castenuovo Rangone, Modena e Carpi nel versante modenese (con Rubiera presente in entrambe le zone), si è registrata nel maggio scorso. I comitati di cittadini hanno depositato in Regione una petizione popolare con 3.500 firme, opponendo uno sbarramento forte ai progetti della Aleanna, società con sede madre nel Delaware e succursale a Roma, che si dedica «alla ricerca e produzione di gas naturale» e che concentra la sua attività nella Pianura Padana.

Durante l’anno precedente la mobilitazione era stata dei Comuni coinvolti nella ricerca: i consigli comunali, uno dopo l’altro, a partire da quello di Novellara nel gennaio 2017, avevano approvato una mozione nella quale si chiedeva la revoca della concessione.

D’altro canto i cittadini delle cosiddette area Fantozza e Bugia hanno vissuto sulla propria pelle l’altalena dei via libera. La storia delle ricerche di idrocarburi finalizzate ovviamente alla successive estrazione, parte da lontano, appunto nel 2009, anno nel quale ministero e Regione autorizzano le ricerche. La terra emiliana trema nel 2012 e due anni dopo la Regione sospende l’intesa. Parte uno studio attraverso il quale capire il nesso tra estrazioni e terremoti. L’indagine arriva alle conclusioni che il rapporto di causa-effetto non c’è. E nel 2015 e la Regione, revoca la sospensione. Ma l’opposizione dei territori prosegue. Una battaglia di resistenza, durata anni, alla quale ora la Regione ha messo il sigillo. —