Reggio Emilia, arrestato l'imprenditore della droga: cocaina anche ai minorenni

Un traffico di cocaina, organizzato gerarchicamente come se fosse una vera e propria impresa, è stato smantellato dalla polizia reggiana dopo un anno di approfondite e scrupolose indagini. L'operazione ha portato all'arresto di sette persone e all'esecuzione di tre misure cautelati per tre di esse

REGGIO EMILIA. Un traffico di cocaina, organizzato gerarchicamente come se fosse una vera e propria impresa, è stato smantellato dalla polizia reggiana dopo un anno di approfondite e scrupolose indagini. A spiegare l'operazione, che ha portato complessivamente all'arresto di sette persone e all'esecuzione di tre misure cautelati per tre di esse, sono stati il questore Antonio Sbordone, la pm Valentina Salvi titolare dell'indagine e il dirigente della squadra mobile, Guglielmo Battisti.

Le indagini sono partite nel 2017 a seguito dell’arresto, in flagranza di reato, di un ventunenne albanese sorpreso a detenere oltre 200 grammi di cocaina. L’attenzione della Mobile si era focalizzata, in particolare, sul fatto che il 21enne fosse appena arrivato in Italia, non avesse, formalmente, contatti in Reggio Emilia e, nonostante questo, fosse riuscito, in pochi giorni, ad avere disponibilità di telefoni, alloggio ed un quantitativo così rilevante di droga.

L’ipotesi investigativa era quella che il giovane agisse in concorso con qualcuno che ne coordinava le mosse. Le indagini, protrattesi per alcuni mesi, hanno permesso di svelare su un vasto traffico di cocaina a Reggio Emilia. In particolare venivano individuate alcune utenze dedicate all’attività di spaccio che, però, venivano passate, in consegna a vari utilizzatori che, per così dire, ereditavano l’attività di spaccio.

Nel corso delle indagini la Mobile ha indivisuato nella figura del 41enne albanese Xhafer Berisha il punto di riferimento di alcuni giovani spacciatori che venivano coordinati, e forse reclutati, dal kosovaro. In particolare, a novembre 2017, in un fabbricato rurale di via Ancini sono stati arrestati quelli che la Mobile considera i due “galoppini” di Berisha e, cioè, i due giovanissimi connazionali che erano deputati al trasporto dello stupefacente: Arsid Subashi e Dorian Cakri.

Sorvegliando il via e vai del casolare, i poliziotti avevano intercettato un giovane (Subashi) che stava uscendo dal casolare: addosso aveva un involucro contenente 25 grammi di cocaina e una chiave utilizzata per chiudere una delle stanze del casolare.

Così gli agenti, entrati grazie alla chiave, avevano trovato Cakri in possesso di altri 140 grammi di cocaina, in parte nascosta in un vasetto di vetro assieme a del riso: secondo gli inquirenti, il barattolo era stato disseppellito da poco per rifornire i clienti e il riso serviva ad assorbire l’umidità del terreno e preservare intatto lo stupefacente.

I due, difesi dall’avvocato Costantino Diana dello studio Cataliotti, erano poi comparsi ad aprile in tribunale per il rito abbreviato. Subashi, incensurato, si è scusato e ha ammesso i fatti, mentre Cakri si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il pm Claudio Santangelo ha proposto una pena di 5 anni e 9 mesi, confermata (con lo sconto dell’abbreviato) a 4 anni dal gip Luca Ramponi.

L’indagine, dopo l'operazione al casolare, ha proseguito permettento di individuare un pusher tunisino, Fethi Stambali, particolarmente attivo sulla piazza reggiana e capace di cedere, al minuto, 100 grammi di cocaina a settimana. Cocaina che acquistava dagli emissari di Berisha, ovvero dal cittadino magrebino Redouane Nahi. Anch’egli, assieme a Berisha e Stambali, finito agli arresti domiciliari.

Nel corso delle indagini, complessivamente, sono stati eseguiti quindi sette arresti - di cui due differiti - in flagranza di cessione o detenzione di stupefacente ed è stato sospeso, con provvedimento del questore, un bar nella disponibilità di Berisha dove, secondo quanto riscontrato dalla polizia, avvenia l’attività di spaccio: il “Caffetteria Movies” di via Martiri di Cervarolo 11/d.

Al 41enne albanese, infine, è stata contestata anche una tentata estorsione ai danni di un cliente reo di non avere ottemperato, integralmente, al pagamento di una partita di cocaina.