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Aemilia, a sorpresa i pm depositano mille pagine di atti prima delle repliche

’Ndrangheta: stop di studio in agosto, da giovedì in aula La maratona giudiziaria entra ora nei due mesi decisivi

REGGIO EMILIA

Giovedì riprendono nell’aula-bunker le udienze del maxiprocesso Aemilia. Si entra così nei due mesi decisivi che ci accompagneranno verso la storica sentenza.

Ma lo stop per poco più di un mese delle udienze – l’ultima “tappa” è datata 31 luglio – non è stato certo di ferie per gli addetti ai lavori.



A partire dalla mossa a sorpresa dei pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi che hanno depositato circa un migliaio di pagine di atti ad integrazione delle loro requisitorie (in maggio ...

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REGGIO EMILIA

Giovedì riprendono nell’aula-bunker le udienze del maxiprocesso Aemilia. Si entra così nei due mesi decisivi che ci accompagneranno verso la storica sentenza.

Ma lo stop per poco più di un mese delle udienze – l’ultima “tappa” è datata 31 luglio – non è stato certo di ferie per gli addetti ai lavori.



A partire dalla mossa a sorpresa dei pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi che hanno depositato circa un migliaio di pagine di atti ad integrazione delle loro requisitorie (in maggio hanno illustrato le accuse in tre udienze, per poi chiedere complessivamente 1.712 anni di carcere). Com’era prevedibile vista la complessità del procedimento, il mese di agosto è stato dedicato ad uno studio matto e disperato (per dirla alla Giacomo Leopardi) degli atti, in special modo da parte dei giudici della Corte (il presidente Francesco Caruso e i colleghi Cristina Beretti ed Andrea Rat) che devono far sintesi di due anni e mezzo di udienze spesso tese e sorprendenti, per arrivare all’articolata decisione che riguarderà ben 148 imputati. Una maratona giudiziaria che ha prosciugato energie anche agli studi legali coinvolti, fra parti civili e difensori. Del resto per la prima volta in Emilia-Romagna è stato infatti costruito un impianto accusatorio a dir poco intricato contro quella che per la Dda di Bologna è una cosca marchiata ’ndrangheta.

Una lista infinita di capi d’imputazione, con l’associazione mafiosa come accusa più grave (contestata a 34 persone nell’aula-bunker di via Paterlini), poi in due alla sbarra per concorso esterno in associazione mafiosa (i coniugi ed imprenditori edili Augusto Bianchini e Bruna Braga) e da qui in avanti i reati minori più diversi (estorsione, usura, incendio, danneggiamento, spaccio, reimpiego di soldi di provenienza illecita, bancarotta fraudolenta, intestazione fittizia di beni, false fatturazioni, truffa).



Un rito ordinario che però ha avuto un’imprevista sterzata – in marzo – per i 34 imputati a cui viene contestata l’associazione mafiosa, in quanto i pm hanno innestato un “aggiornamento” temporale di oltre tre anni (il reato non è più fermo alle accuse datate 2015, perché la nuova formulazione arriva sino all’8 febbraio di quest’anno) ritenendo credibili i pentiti che hanno deposto ad Aemilia. La Corte ha inquadrato tutto ciò in “fatti diversi”, quindi giudicabili con il rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede lo sconto di pena di un terzo. La conseguenza è stata che 24 dei 34 accusati di essere l’ossatura del clan ’ndranghetistico emiliano – con epicentro a Reggio Emilia – hanno scelto il rito abbreviato, dando vita ad un doppio binario processuale perché ovviamente è rimasto in piedi il rito ordinario a cui resta ancorata la parte più consistente degli imputati.



Il ritorno di giovedì in aula coinciderà con l’avvio delle repliche da parte dei due pm antimafia, poi a seguire – con cadenza bisettimanale – a ribattere saranno gli avvocati. Ma prima che i giudici si ritirino in camera di consiglio per la sentenza, l’ultima parola spetterà agli imputati (si tratta delle “dichiarazioni spontanee” previste dal codice). Siamo alla stretta finale. —