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Biometano, oggi il terzo round sull’impianto che tratta i rifiuti

Assemblea a Gavassa, il coordinamento dei comitati ribadisce la bocciatura «La digestione anaerobica è pericolosa per la salute e per l’ambiente»

CORREGGIO

Oggi nella sala civica di Gavassa (Reggio Emilia) si svolgerà il terzo incontro di discussione delle osservazioni da presentare in Regione circa il progetto di realizzazione dell’impianto di trattamento dei rifiuti con produzione di biometano “Forsu”, un digestore anaerobico che l’Iren e il Comune di Reggio Emilia vorrebbero realizzare nella zona di Gavassa, all’altezza della rotonda di via Caduti del Muro di Berlino, a fianco dell’area industriale di Prato di Correggio.

I due incont ...

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CORREGGIO

Oggi nella sala civica di Gavassa (Reggio Emilia) si svolgerà il terzo incontro di discussione delle osservazioni da presentare in Regione circa il progetto di realizzazione dell’impianto di trattamento dei rifiuti con produzione di biometano “Forsu”, un digestore anaerobico che l’Iren e il Comune di Reggio Emilia vorrebbero realizzare nella zona di Gavassa, all’altezza della rotonda di via Caduti del Muro di Berlino, a fianco dell’area industriale di Prato di Correggio.

I due incontri precedenti, avvenuti sempre a Gavassa, sono stati aperti da due componenti del Coordinamento comitati ambientali di Reggio Emilia e hanno visto la partecipazione di decine di cittadini residenti principalmente a Gavassa, Prato di Correggio, San Martino in Rio, Budrio e Correggio.

Nelle osservazioni è stata sottolineata, per esempio, la mancanza di una seria valutazione di impatto dell’impianto sulla salute delle centinaia di lavoratrici che quotidianamente trascorrono la giornata di lavoro nella zona industriale di Prato di Correggio. Un’altra criticità evidenziata riguarda l’esigenza di trasferire, ogni giorno, rifiuti da tre province diverse (Reggio, Parma, Piacenza) su centinaia di mezzi per far funzionare un mega impianto di 167 mila tonnellate «in contrapposizione – è stato detto – con il principio di prossimità e con il principio di autosufficienza».

«La spesa di 54 milioni di euro la pagheremo noi con le bollette per almeno un paio di decenni – ha detto un portavoce del comitato – Un’area, la nostra, critica dal punto di vista ambientale per il forte inquinamento e al tempo sede di produzioni di eccellenza come quella del Parmigiano Reggiano e della vitilcoltura, terreni in mezzo ai quali si vorrebbe costruire questo mega impianto».

«L’impianto – continua il portavoce – si baserà sulla digestione anaerobica, che è finalizzata al recupero di energia attraverso la produzione del biogas, con notevoli rischi ambientali e sanitari legati alla presenza di batteri patogeni, alte concentrazioni di metalli pesanti e composti organici tossici con possibile contaminazione del suolo, della catena alimentare ed emissione di inquinanti in atmosfera, tra cui particolato, diossine, formaldeide».

«Ci chiediamo – conclude – se non sia solo grazie alla politica degli incentivi economici energetici nazionali che Iren, con l’appoggio delle maggioranze dei Comuni coinvolti, si è orientata alla digestione anaerobica e non al compostaggio aerobico tradizionale, che potrebbe essere più utile, più sostenibile e molto più economico, con impianti di piccole-medie dimensioni, magari senza consumare suolo agricolo». —

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