Da Milano a Reggio Emilia bastano quaranta minuti, poi per il centro ce ne vogliono altrettanti

L’esperienza di un “pendolare al contrario” alle prese con la potenza del supertreno e i limiti dei collegamenti con la città

REGGIO EMILIA. Si chiamerebbero coincidenze, quelle felici interconnesioni tra mezzi di trasporto che sono pensate per evitare che un viaggio si trasformi in una via crucis.

Invero, a Reggio, da quando le onde della Mediopadana sono diventate il simbolo della città, il termine coincidenza prende quell’abbrivio ironico che da sempre la parola porta con sè: ma che coincidenza... scendo dal supertreno e salgo su un autobus che mi porta in città, trasformando ai miei occhi l’algido non-luogo mediopadano in una cittadina della pianura percorsa da gente indaffarata, e abitata nei negozi, negli uffici e nelle piazze.


È grazie al supertreno che Reggio raggiunge il resto d’Europa, ma è (dovrebbe essere) grazie al trasporto pubblico locale che chi proviene dal resto d’Europa raggiunge Reggio e ne coglie l’anima. Ebbene, visto da un pendolare al contrario (vivo a Milano e lavoro a Reggio Emilia, va mo là...) il sistema di interconnessione tra il supertreno e i bus urbani di Seta diretti in città presenta almeno due clamorose lacune.

Lasciando per un attimo da parte il tema del bacino d’utenza dei taxi e delle auto a noleggio con e senza conducente, i problemi riguardano le due linee del trasporto urbano che passano e si fermano davanti al terminal della Mediopadana, raggiungibile grazie alla linea 5 e alla linea 9. I bus della linea 5 congiungono Rivalta a Mancasale, passando appunto per la Mediopadana.

I bus della linea 9 collegano invece Fogliano alla stazione dell’Alta Velocità. E la prima cosa che salta agli occhi è che... le due linee non si equivalgono, almeno per quanto riguarda il tempo che ciascuna di esse impiega per collegare la stazione al centro cittadino e viceversa.

Ecco un’altra pecca della avveniristica creatura di Calatrava: se da Milano a Reggio - come recita lo storico slogan - oggi ci vogliono effettivamente 40 minuti, capita però che altrettanti non bastino se dalla stazione mediopadana vuoi raggiungere il centro cittadino a bordo di un mezzo pubblico che non sia un taxi. E questo è certamente un paradosso.

Un paradosso contro il quale ci siamo inzuccati in questi giorni da pendolari all’incontrario. E questo per colpa del 9 e, persino per colpa del 5, due numeri che non possiamo ancora - da utenti - definire vincenti.

Sia il 9 sia il 5 hanno l’aspetto di autobus che collegano un grande hub alla sua città: sono belli, nuovi, puliti, hanno gli spazi dedicati ai bagagli dei viaggiatori. Ma almeno per quello che abbiamo potuto sperimentare, hanno difetti che li rendono inadeguati allo scopo.

Il bus numero 9 parte dalla Mediopadana e prima di approdare in centro città si perde in un dedalo di strade senza un perché, arrivando a destinazione soltanto dopo una mezz’ora abbondante. Ed è impossibile non cogliere l’imbarazzante confronto tra la tabella di marcia di un treno ad alta velocità Milano-Reggio AV e quella di questo torpedone.

Più rapida, decisamente più rapida - anche perché con meno fronzoli - la corsa del bus numero 5. Semmai il problema del 5 è un altro, anche questo sperimentato più volte in questi giorni: alla stazione Mediopadana - che per questa linea non costituisce il capolinea - l’autobus effettua una fermata normale, ovvero di pochi secondi. Fin qui niente di male: il guaio è che, almeno per quanto riguarda l’orario estivo, le coincidenze coincidono al punto da essere sovrapponibili.

E anche per pendolari più allenati è impossibile scendere da un treno alle 10.13 percorrere anche a grandi falcate le scale all’ingiù e saltare sul 5 che, puntuale come quando c’era lui è arrivato, indovinate un po’ , alle 10.13.