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Quelli che son a FestaReggio votano il Pd? Costa: fosse vero

Primo viaggio tra la gente in fiera. La parola d’ordine è tornare  a parlar chiaro (e semplice) Il segretario nel discorso inaugurale è ricorso al dialetto: stòm a moc, stiamo compatti

REGGIO EMILIA. Se l’ingresso di Festareggio al Campovolo era aeronautico, quello alla Fiera è tubolare. Certo, fa un certo effetto infilarsi sotto il portale di via Filangieri per quel suo aspetto trionfale-retró che s’affaccia sulla campagna di un tardissimo agosto e su un orizzonte ondulato dai tre ponti di Calatrava. C’è una prima volta anche nel cambio di location di questa festa di partito. Ma la gente che passa sotto il mezzo-tubo trasparente è sempre la stessa e sempre tanta. Anche ma ...

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REGGIO EMILIA. Se l’ingresso di Festareggio al Campovolo era aeronautico, quello alla Fiera è tubolare. Certo, fa un certo effetto infilarsi sotto il portale di via Filangieri per quel suo aspetto trionfale-retró che s’affaccia sulla campagna di un tardissimo agosto e su un orizzonte ondulato dai tre ponti di Calatrava. C’è una prima volta anche nel cambio di location di questa festa di partito. Ma la gente che passa sotto il mezzo-tubo trasparente è sempre la stessa e sempre tanta. Anche martedì, all’inaugurazione. “Perché c’erano i fuochi danzanti”. Anche ieri sera. “Perché si mangia e si balla”. Anche sempre (salvo quando fa il tempo cattivo) perché questa è una manifestazione cittadina, una consuetudine trasversale.

E non c’è nessuno o quasi che risponda “perché si fa politica”, oppure “perché stasera parla questo o quest’altro”.

FestaReggio apre alle Fiere con lo spettacolo dei fuochi di artificio



La domanda che rivolgiamo al segretario Andrea Costa è provocatoria è un poco scamiciata: “Ma non tutti quelli che son qui votano Pd?”. Lui apre le braccia e sorride: “Fosse vero”. Costa è felice dell’affluenza e ha scelto un abbigliamento post-renziano, lui che renziano non lo è mai stato: jeans da lavoro e una camicia bianca un po’ larghetta sui fianchi (l’uomo è dimagrito). Che è tutto il contrario delle divise del Pd egemone del 40 per cento, quando i capi e i sottocapi con spirito d’emulazione indossavano calzoni neri a sigaretta e camicie ultraslim. Anche il look sembra conciliarsi con gli slogan ricorrenti in questa edizione 2018: “Un nuovo inizio”, “Cosa siamo e cosa possiamo diventare”, fino all’ufficialissimo “Sentire popolare”. Capito? Popolare.

Non è mai troppo tardi per tornare alle origini, alla piazza e al sentire più che al parlare. Addirittura Costa nel suo discorso d’apertura è ricorso al dialetto (che è il linguaggio dei sentimenti e degli istinti) per invitare i fedeli Pd, i dubbiosi Pd, i Pd in gita e quelli delusi a restare insieme, ai posti di combattimento: in reggiano con accento luzzarese: stòm a moc (stiamo a mucchio, restiamo compatti).

Alla prossima, tenendo fede all’austerità e al parlar chiaro, si rischia il linguaggio mimodrammatico.

File ai ristoranti, code ai bar, ressa nelle balere con soddisfazione dell’organizzazione e dei volontari. Usciamo ripassando sotto il grande mezzo-tubo trasparente. Che sembra una fiala ribaltata. Da fleboclisi ricostituente. —

ST.SC.

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