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«Il terremoto del 2012 ci ha portato via tutto. Viviamo in un camper con i nostri tre figli»

Reggio Emilia. Valentina e suo marito non hanno né casa né lavoro: «La scossa di martedì ci ha riportati alla terribile notte di sei anni fa, quando la nostra vita è stata stravolta»

Senza lavoro né casa vive in un camper da due anni con il marito e i loro tre figli

REGGIO EMILIA. «La terra ha tremato, l’abbiamo sentita bene, ma non abbiamo avuto paura, ormai non abbiamo più niente da perdere».

Il terremoto di martedì notte (una scossa di magnitudo 3.7, con epicentro a San Tommaso della Fossa, tra Bagnolo e Novellara) ha svegliato anche Valentina, che da due anni vive insieme al marit ...

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Senza lavoro né casa vive in un camper da due anni con il marito e i loro tre figli

REGGIO EMILIA. «La terra ha tremato, l’abbiamo sentita bene, ma non abbiamo avuto paura, ormai non abbiamo più niente da perdere».

Il terremoto di martedì notte (una scossa di magnitudo 3.7, con epicentro a San Tommaso della Fossa, tra Bagnolo e Novellara) ha svegliato anche Valentina, che da due anni vive insieme al marito e ai tre figli (di cui non facciamo i nomi per tutelare la bimba più piccola, minorenne) in un camper appoggiato a un fienile dismesso nella campagna di Cadelbosco Sopra, poco lontano da Villa Seta. «A causa del terremoto del 2012 abbiamo perso la casa e il lavoro. Adesso viviamo in un furgone sulla proprietà di un uomo che, molto generosamente, ci ospita da due anni, dandoci anche acqua e luce, e che ci aiuta come può. La scossa di martedì ci ha fatto pensare alla notte di sei anni fa, quando la nostra vita è cambiata e sono iniziati tutti i nostri guai».

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MAMMA, QUANDO AVREMO UNA CASA? Il furgone è parcheggiato sul fianco del fienile, ed è così vecchio che il motore non si accende più. «Ce lo hanno regalato amici di amici», spiega Valentina accogliendoci. All’interno ci sono tre letti: uno per il figlio più grande, che ha compiuto 23 anni; uno che fino a qualche settimana fa era occupato dalla seconda figlia, ventenne, «che ora per fortuna ha trovato da lavorare ed è andata a vivere altrove»; e uno per mamma, papà e la piccola di casa, che compirà otto anni in settembre.

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Suo è anche lo scivolo – un po’ sbiadito dal sole, forse, ma funzionante – che troneggia nel cortile. «La bambina sta bene, va a scuola, gioca come tutti gli altri bimbi – dice Valentina – ma quando va dalle sue amichette torna e mi chiede: “Mamma, noi quando potremo avere una casa?”. Le rispondo: “Spero il prima possibile”. Ma in realtà stiamo perdendo la speranza».

UN LUNGO INCUBO. «Io e mio marito siamo di Novellara – racconta Valentina – ma vivevamo a Campagnola perché lui lavorava come trattorista. Abitavamo in campagna nel casolare di un contadino: pagavamo solo acqua e luce, in cambio gli guardavamo gli attrezzi e le macchine agricole. Io, che non ho la patente, lavoravo da casa per una ditta: cucivo, facevo piccole “fatture”, sistemavo orli e bottoni. Non era tanto, ma 500 euro al mese li prendevo».

Poi, nel 2012, il terremoto colpisce la Bassa: la casa, troppo danneggiata, viene dichiarata inagibile, e la famiglia si trasferisce a Castelnovo Sotto in un alloggio di Acer. «Non avevamo alternativa – ricorda dolorosamente Valentina – ma la ditta non mi poteva portare il materiale fino a lì, così ho perso il lavoro. Siamo rimasti a Castelnovo fino a quando abbiamo avuto il contributo dei terremotati, 400 euro al mese, poi siamo venuti qui. Nel frattempo mio marito ha avuto problemi di salute, e non può più lavorare sul trattore. Abbiamo cercato un impiego, continuiamo a farlo, ma io ho 50 anni e sono senza patente, lui ne ha 48 e non può più fare lavori pesanti. È difficile».

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E difficile è uscire da questa situazione. «Riusciamo in un qualche modo a vivere, ci diamo da fare, facciamo qualche lavoretto, ma non abbiamo un salario fisso. E anche se riceviamo l’aiuto di tanti, anche dalla Caritas e dal Comune, non abbiamo niente in mano per ottenere una casa».

L'INVERNO DIETRO L'ANGOLO. Mentre parla, Valentina mostra come è costretta a vivere la sua famiglia. Nel camper c’è un bagno, ma non la doccia: «Usiamo quello del casolare, così come la lavatrice. In cambio lavo anche i vestiti del proprietario, e faccio le pulizie». Nel cortile si nota un camminamento di pallet: «Serve perché quando irrigano i campi si bagna tutto anche qui».

I blocchi portano fin dentro al fienile, dove la famiglia ha allestito una cucina da campo: i mobili sono sollevati per non appoggiare sul terriccio e tutto è ridotto all’essenziale, ma qui si capisce cos’è la dignità. «Tutti ci dicono: “Senza un lavoro fisso come pensate di poter avere una casa?”. Ma se avessi un lavoro riuscirei a pagare l’affitto – sbotta Valentina, ormai esausta – non dovrei chiedere nulla. Invece non bastano nemmeno i lavori dei miei figli più grandi perché sono precari, e se non hai un indeterminato nessuno ti affitta una casa. Se qualcuno ci potesse aiutare ci adatteremmo a tutto, potremmo fare da custodi, lavorare in cambio di una stanza e un bagno. Ci basta pochissimo».

«Mi scuso se mio marito non dice niente, è un po’ per la vergogna di questa situazione», sospira Valentina. Dalla sua bocca, invece, le parole escono rapide: l’inverno non è poi così lontano e questa è una delle ultime possibilità per portare la sua bambina al riparo di quattro mura, in una casa vera, con il pavimento, scaldata dai termosifoni e non da una stufetta elettrica. —