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Se il Pd all’ingresso facesse una cosa populista

L'editoriale del direttore, Stefano Scansani, sull'inizio di FestaReggio alle Fiere di Mancasale

REGGIO EMILIA. Fra i suoi microfoni e le sue pignatte il Pd gioca facile. Gioca in casa. Il rito comiziante e mangereccio del disossato Partito democratico da stasera al 10 settembre, infatti si svolge in un recinto protetto. Che è fiera, sagra, refettorio, pista da ballo, luna park, fresco e chiacchierata.
La sfida reale e mortale, al contrario, sarà ingaggiata fuori dall’area di Festareggio.
Ora più che mai la manifestazione di questo partito (brasato secondo la cucina vecchia, o scomposto p ...

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REGGIO EMILIA. Fra i suoi microfoni e le sue pignatte il Pd gioca facile. Gioca in casa. Il rito comiziante e mangereccio del disossato Partito democratico da stasera al 10 settembre, infatti si svolge in un recinto protetto. Che è fiera, sagra, refettorio, pista da ballo, luna park, fresco e chiacchierata.
La sfida reale e mortale, al contrario, sarà ingaggiata fuori dall’area di Festareggio.
Ora più che mai la manifestazione di questo partito (brasato secondo la cucina vecchia, o scomposto per quella contemporanea) segna l’avvio di una stagione politica spaventevole: le elezioni politiche del 4 marzo hanno spappolato l’impalcatura governativa e di potere del Pd.


Poi, nel 2019, ci saranno le elezioni europee, regionali e comunali: potrebbero mutare lo stagionato percorso storico, politico e amministrativo di Reggio e del suo territorio. Perché, si sa, le egemonie ultradecennali sono soggette a crolli imprevedibili. In un anno tutto è mutato. Ricordate che cosa capitava fino al 2017 a Festareggio, al Campovolo? Il governo sfilava a Reggio, i vertici del Pd si esprimevano qui, il renzismo prima leopoldino e poi decadente transitava a Reggio, decisioni e accordi nazionali venivano presi nei corridoi della direzione della festa di Reggio. Ora il Pd rischia il disfacimento, per sua colpa. Quella che nella preghiera penitenziale cattolica (perché il Pd è molto rosa) somma pensieri, opere e omissioni.

Insomma, la colpa è del Pd. Innanzitutto perché, nonostante le sua età fondativa (una decina d’anni), è stravecchio. È stato logorato dall’iper-personalizzazione del suo ex segretario. È stato assimilato per via genetica alla locale storia comunista, allo strapotere antiquario del Pci, ai legami con l’universo della cooperazione. La colpa è del Pd perché non è stato in grado di sentire che il Paese e la città andavano cambiando, che la struttura, la militanza, lo zoccolo duro non ci sono più. La colpa è del Pd, perché non ha fornito risposte a un elettorato mutante, che ha pure dileggiato ritenendolo rude, villoso, non progressista, mai di sinistra. La colpa è del Pd, perché avviando la rottamazione è passato alla scissione e l’autodistruzione come succede sulle astronavi aliene. La colpa è del Pd, che ha una parlantina d’altri tempi, e non s’è accorto che la comunicazione ora è corta e grossa, rudimentale, antipolitica, fatta di slogan primordiali. Eppure proprio nella stagione renziana era fiorita l’etichettatura “gufi”. E da “gufi” a “rosiconi” l’elevatezza culturale, anzi no, fumettistica, è alla pari.

La colpa è del Pd, che non s’è accorto della morte del politichese (una delle lingue elitarie dell’Italia del Novecento) e continua a parlarlo.

La colpa è del Pd, che stando in regia, ha sottovalutato con sufficienza l’evoluzione della Lega e del Movimento 5 Stelle. Li ha ignorati più che combattuti, non rispondendo colpo su colpo oppure non divulgandone le assenze, le vacuità o la forza involutiva.

La colpa è del Pd, il quale comprende (non lo so) che Festareggio è ora più che mai la sua incubatrice o la sua tumulazione. Da stasera il Pd dovrebbe fare una cosa populista: chiedere a chi entra (migliaia e migliaia di persone) che cosa cerca e come immagina un partito/movimento nuovo, chi vorrebbe vedere sparire, quale giovane desidererebbe alla guida di una realtà diversa e transnazionale. Si riparte dal basso, di solito. —

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