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Da Castellarano fino a Colombaia, al fiume Secchia si va prendere il sole

Una donna prende il sole lungo il fiume Secchia nella zona di Castellarano

Viaggio lungo le rive frequentate da ragazzi e famiglie Più si va verso sud più l’acqua diventa pulita e accogliente

CASTELLARANO. «Il Secchia era il mare di chi al mare non ci poteva andare. Cioè tutti quanti, a parte i signori». Il fiume racconta storie, si dice, e il Secchia, quando narra la sua, parla di una terra di povertà e di natura, segnata proprio dalle sue acque. Fondamentali per mulini, campi e lavoro, e utilissime anche come luogo di svago e di riposo in tempi in cui il relax era davvero un sogno raro. Oggi, tutto sommato, non è cambiato molto. Le riviere marittime sono molto più accessibili, ...

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CASTELLARANO. «Il Secchia era il mare di chi al mare non ci poteva andare. Cioè tutti quanti, a parte i signori». Il fiume racconta storie, si dice, e il Secchia, quando narra la sua, parla di una terra di povertà e di natura, segnata proprio dalle sue acque. Fondamentali per mulini, campi e lavoro, e utilissime anche come luogo di svago e di riposo in tempi in cui il relax era davvero un sogno raro. Oggi, tutto sommato, non è cambiato molto. Le riviere marittime sono molto più accessibili, ma il Secchia, il fiume principale del territorio reggiano-modenese, di cui a lungo segna il confine a partire da Cerredolo, rimane una meta preziosa per chi deve fare economia.

Una spiaggetta lungo il Secchia


Così come per chi ha poco tempo disponibile o per chi, ragazzi ed anziani, non può percorrere autonomamente distanze troppo elevate. La balneazione, come in gran parte dei corsi d’acqua, sarebbe vietata, ma questo paletto non ha mai fermato migliaia di persone dal cercare un po’ di fresco e di divertimento lungo le acque, spesso pericolose, del fiume che nasce nel territorio di Collagna, a ridosso dell’Alpe di Succiso. L’altro grande vincolo è quello dell’inquinamento, perché il tracciato taglia in due l’intero comprensorio ceramico, ovvero una delle zone più industrializzate d’Europa. E nei decenni, scarichi illeciti e contaminazioni non sono mancate. Ma in estate, le sue acque vengono considerate sufficientemente sicure da tantissimi bagnanti, che col tempo hanno imparato a conoscere avvallamenti, salti e spiagge naturali lungo il percorso di quello che oggi è uno dei principali affluenti meridionali del Po.

Ragazzi trascorrono una giornata di vacanza lungo il fiume Secchia


La tradizione è antica, un tempo praticata dagli abitanti della montagna e della collina, senza una lira da spendere in vacanze lontane. E oggi replicata da molte famiglie straniere, a propria volta alle prese con qualche ristrettezza economica. Ma la popolazione del fiume è eterogenea, la maggioranza rimane italiana. Comitive di ragazzi che si ritrovano per giocare e farsi una grigliata, nuclei con bimbi piccoli da lasciare al fresco, anziani alla ricerca di pace, qualche sparuto pescatore. Le mete sono davvero molte, soprattutto nella porzione che dalla collina porta all’Appennino.

I cartelli di divieto lungo le rive del Secchia


Sopra al ponte di Sassuolo si trovano i primi frequentatori; risalendo, una meta affollata è San Michele, vicino a Sassuolo. Ci sono poi i “lidi” del Muraglione, quello bello e capiente sul ponte di Saltino, a Lugo di Baiso, prima di arrivare alla Capannina di Bebbio, alla Colombaia, al ponte di Vellucciana (usata dagli abitanti di Cavola) nel Carpinetano e all’ex frantoio di Gatta che è oggi il confine ambientale più significativo. Sopra al ponte di San Bartolomeo inizia un’area unica in Regione, quella dei gessi triassici all’interno del Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, con le splendide fonti di Poiano, la pista Gatta-Pianello e poi la zona principale dei gessi. Qui il fiume è pulitissimo, visto che praticamente non vi sono fabbriche a monte, con ampie distese di sassi e sabbia. L’acqua è piuttosto fredda, ma l’habitat fa la differenza. Ci sono doverosi vincoli legati al Parco, attorno alle Fonti di Poiano comunque le possibilità di “spiaggiarsi” non mancano mai. E se un tempo erano rifugio per i soli montanari, ora sono luogo ben noto.

«Il Secchia è sempre stato il nostro mare, venivamo qui da ragazzini e oggi continuiamo. C’è gente di ogni parte del mondo, e li capisco. Da giovani mica ce lo potevamo permettere il mare, ma il fiume andava benissimo», racconta un abitante di Bebbio che prende il fresco vicino alla Capannina. «C’era sempre da stare attenti, sono acque pericolose, ma all’epoca erano pulitissime. Ora è molto diverso, ma il fiume rimane bellissimo».