Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Reggio Emilia, cadavere trovato nel Po: dopo tre anni sepolto il “corpo senza nome”

Nessuno ha preso contatto con i carabinieri. E così a Boretto sulla tomba dell’uomo è stata affissa una croce in legno con scritto “Sconosciuto”

BORETTO. La sua tomba non ha una lapide ma una croce in legno. Ai suoi piedi, un vaso con un piantina grassa ormai provata dal caldo e la terra, mista a ghiaia, a coprire il terreno sottostante dove è stata tumulata la bara. La sua identità non è mai stata scoperta, tanto che sulla croce è stato inciso il nome “Sconosciuto”, insieme alla data del 16 febbraio 2015, quando venne ripescato dalle acque del Po.

In quella tomba giace il corpo di un uomo del quale nessuno, in tre anni e mezzo, ha ma ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter

BORETTO. La sua tomba non ha una lapide ma una croce in legno. Ai suoi piedi, un vaso con un piantina grassa ormai provata dal caldo e la terra, mista a ghiaia, a coprire il terreno sottostante dove è stata tumulata la bara. La sua identità non è mai stata scoperta, tanto che sulla croce è stato inciso il nome “Sconosciuto”, insieme alla data del 16 febbraio 2015, quando venne ripescato dalle acque del Po.

In quella tomba giace il corpo di un uomo del quale nessuno, in tre anni e mezzo, ha mai denunciato la scomparsa. È stato sepolto a Boretto in quanto la legge prevede che, in caso di mancato “reclamo” da parte dei familiari, il corpo venga tumulato nel paese in cui viene ritrovato.

La vicenda di quest’uomo – simile a quella di tanti “invisibili” abbandonati al proprio destino – è stata al centro della cronaca tre anni fa. Una fredda mattina di febbraio in via Argine a Boretto, nei pressi di una a cava, un operaio stava navigando a bordo di un’imbarcazione quando notò qualcosa di sospetto incagliato tra due barche.

Attirato da quello che sembrava un paio di jeans e da una cintura, è sceso per controllare meglio e con l’ausilio di un attrezzo ha provato ad accertarsi di cosa fosse: era il corpo di un uomo a pancia in giù, in avanzato stato di decomposizione.

I carabinieri di Boretto – coordinati dal pm Giacomo Forte – si misero subito alla ricerca di elementi che potessero ricondurre a quella persona, di etnia caucasica e di un’età apparentemente compresa tra i 40 e i 50 anni. Vestiva in modo comodo o da lavoro (jeans allacciati con una cintura, un maglione, scarpe abbastanza nuove), con sé non aveva documenti, l’unico effetto personale ritrovato è una busta contenente un paio di occhiali da vista.

Gli inquirenti, vista la prolungata esposizione all’acqua, non poterono nemmeno prendere le impronte digitali, poi venne svolta l’autopsia all’Istituto di medicina legale di Modena. Qui, all’interno di una cella frigorifera, il corpo è rimasto fino allo scorso mese di giugno quando, passati i termini di legge, è stata possibile la sepoltura, senza alcun tipo di funerale.

Mistero anche sulle cause della morte: in procura era stato aperto un fascicolo, ma non vennero mai riscontrati elementi che potessero presupporre una morte violenta. Così come un suicidio, o una morte accidentale. L’archiviazione del caso lascia ora intatti tutti questi dubbi.

In casi come questo, i corpi senza vita che viaggiano lungo il Po potrebbero percorrere anche centinaia di chilometri prima di essere ritrovati. Il fatto che l’uomo indossasse un abbigliamento adatto al lavoro potrebbe anche far pensare che fosse uno dei tanti pescatori dell’Est che arrivano in cerca di siluri da catturare con pratiche non propriamente lecite. Un “hobby” pericoloso del quale potrebbe anche non aver riferito alla famiglia, ignara del suo tragico destino.