Lavoratori a rischio alla Manifattura Riese

Il presiodio dei dipendenti della Manifattura Riese a Rio Saliceto

Rio Saliceto, sciopero e presidio dei dipendeti che temono nuovi tagli dopo quello recente e “unilaterale” di quattro unità

RIO SALICETO. Sciopero e presidio di un'ora e mezza ieri pomeriggio alla Manifattura Riese di via San Lodovico, nota per il marchio “Navigare”. È la prima di una serie di iniziative di lotta contro nuovi possibili licenziamenti. La protesta è seguita all’annuncio dell’azienda di voler procedere con nuovi e imminenti licenziamenti «mirati ad alcune aree aziendali». Secondo il sindacato e le Rsu aziendali, «è di solo 4 mesi fa il licenziamento “unilaterale” di 4 dipendenti».

«La direzione aziendale – spiega la Filctem Cgil – continua ad adottare una politica in discontinuità col passato, negando nei fatti un confronto preventivo vero e la condivisione delle problematiche, del progetto industriale e delle prospettive occupazionali con chi rappresenta i lavoratori. In questa fase di crisi, che purtroppo non si è ancora conclusa, riteniamo fondamentale che le imprese abbiano ben chiaro il loro ruolo di responsabilità sociale. I lavoratori manifestano uno stato d’animo di forte preoccupazione per il loro futuro in questa importante realtà, in mancanza di un vero “progetto” industriale. Per questo, con la protesta messa in atto, chiedono che le effettive difficoltà che sta attraversando l’impresa vengano affrontate con il dialogo costante, il riconoscimento reciproco e le corrette relazioni sindacali per ricercare soluzioni condivise che tengano in considerazione, non solo i numeri di budget e di fatturato, ma anche la dignità delle persone che giorno dopo giorno si applicano con impegno per fare crescere l’azienda».


L’azienda è stata fondata nel 1961 dalla famiglia Brunetti e ha sviluppato una particolare linea di abbigliamento maschile che ha poi ampliato con vari accessori grazie ad accordi di licenza sul marchio. Navigare è stato acquistato nel 2015 per l’80% dalla società Consilium Sgr, per conto del Fondo italiano Consilium Private Equity Fund III, mentre la famiglia fondatrice ha mantenuto il 20% delle quote. I lavoratori attualmente in forza sono una cinquantina.