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Poliziotto e spacciatore arrestato in Venezuela «È vittima della mafia»

reggio emilia . Da poliziotto decorato a spacciatore di droga internazionale e informatore per la cosca di 'ndrangheta. Per l’accusa sarebbe questa la parabola di Maurizio Cavedo, 58 anni, ex...

reggio emilia . Da poliziotto decorato a spacciatore di droga internazionale e informatore per la cosca di 'ndrangheta. Per l’accusa sarebbe questa la parabola di Maurizio Cavedo, 58 anni, ex sovrintendente della Polstrada di Cremona, passato dalle frequentazioni con personaggi “appartenenti al sodalizio criminale emiliano e gravitanti nell’area di Castelvetro Piacentino”, direttamente al soldo dell’organizzazione criminale. Cavedo, considerato dagli inquirenti un affiliato alla cosca, è acc ...

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reggio emilia . Da poliziotto decorato a spacciatore di droga internazionale e informatore per la cosca di 'ndrangheta. Per l’accusa sarebbe questa la parabola di Maurizio Cavedo, 58 anni, ex sovrintendente della Polstrada di Cremona, passato dalle frequentazioni con personaggi “appartenenti al sodalizio criminale emiliano e gravitanti nell’area di Castelvetro Piacentino”, direttamente al soldo dell’organizzazione criminale. Cavedo, considerato dagli inquirenti un affiliato alla cosca, è accusato anche di aver continuato ad operare per l’organizzazione mafiosa dopo gli arresti del gennaio 2015. Fatto, quest’ultimo, che per l’avvocato difensore Sebastiano Scardovi è «assolutamente impensabile e insostenibile».

Il 2 dicembre 2014 l’ex poliziotto è stato arrestato all’aeroporto Maiqueìta di Caracas (Venezuela) per traffico di stupefacenti: è stato trovato con 13 chili di cocaina nascosti nel doppio fondo di una valigia. Condannato a 10 anni di reclusione, dopo averne scontati tre, ha ottenuto di espiare il resto della pena in Italia dove è rientrato nel 2017. Da settembre di quell'anno si trova nel reparto protetto del carcere di Bologna «dove non ha contatti con altri detenuti imputati nel processo Aemilia» e dunque «non ha potuto aderire al sodalizio semplicemente perché si trovava in un carcere a 10mila chilometri di distanza», sottolinea Scardovi.

Oltre all’accusa di associazione di tipo mafioso, Cavedo è ritenuto responsabile di riciclaggio di denaro proveniente da usura o altri reati attraverso false fatturazioni su lavori inesistenti e di introduzione abusiva in un sistema informatico e rivelazione di segreto d’ufficio continuata, aggravate dal fine di agevolare un’associazione mafiosa. L’imputato avrebbe partecipato al reimpiego di denaro sporco quando si trovava alla guida del Consorzio Edil Stella, gestito fino al 2012 dalla moglie, mentre si è più volte introdotto abusivamente nel sistema informatico delle forze di polizia, acquisendo informazioni su personaggi vicini al clan. Scardovi racconta un’altra versione: il suo assistito sarebbe stato avvicinato dalla cosca che puntava al Consorzio Edil Stella, e avrebbe preso informazioni dal sistema informatico perchè voleva sapere con chi aveva a che fare. Per l’ex poliziotto viene chiesta dal difensore – che lo descrive come una persona spaventata dal clan, arrivata ad ipotizzare il suicidio - l'assoluzione piena perché «il fatto non sussiste». —

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