Reggio Emilia, riti voodoo su una 17enne per farla prostituire: arrestati tre nigeriani

Arrestati dalla polizia marito, moglie e un terzo uomo tutti nigeriani: sono accusati di sfruttare un traffico di ragazzine dall’Africa che poi facevano prostituire. Decisiva la testimonianza della 17enne, ora in una struttura protetta

REGGIO EMILIA. Reclutavano connazionali, anche minorenni, per poi farli entrare illegalmente in Italia dove venivano sfruttati e avviati alla prostituzione: è l’accusa nei confronti di una coppia di nigeriani arrestati, insieme ad un complice, dagli agenti della squadra mobile della Questura di Reggio Emilia.

L’indagine, coordinata dal procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato e dal sostituto, Roberto Ceroni, è partita da una serie di controlli sull’attività di prostituzione nella zona della stazione per poi ricostruire nel dettaglio l’attività criminale internazionale contestata agli arrestati.

Reggio Emilia, riti voodoo per far prostituire una 17enne: l'arresto della coppia di nigeriani

Secondo il quadro accusatorio i tre nigeriani al centro dell’inchiesta avevano già fatto entrare illegalmente in Italia, due donne (tra cui una minorenne) che mantenevano soggiogate tramite riti voodoo per poi costringerle a prostituirsi in strada. Le indagini hanno consentito di individuare il network criminale operante allestero e le rotte in cui i tre, in modo spietato (da qui «Ruthless» il nome dell’operazione) indirizzavano le persone reclutate, incuranti dei probabili rischi.

Di particolare drammaticità alcune conversazioni in cui si parla con disinvoltura di «cadaveri nel deserto»: «alcuni sono riusciti ad arrivare in Libia, ma poi li hanno rimandati indietro. Il nostro autista - questo il testo di un’intercettazione - era ubriaco ed avevamo tutti paura! ... Lui era ubriaco, poi ci siamo fermati e lui è uscito dalla macchina ed è andato più avanti a fare le foto ai cadaveri per strada».