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Ti carezzo il Papa, ti sberlo Conte

L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, per capire il tira e molla dei francesi sui migranti

REGGIO EMILIA. Per capire il tira e molla dei francesi sui migranti bisogna tornare a martedì. Quando il presidente Macron è volato a Roma per partecipare all’udienza che il Papa gli ha accordato e poi incontrare segretamente il premier italiano Conte. Il francese, elevato al titolo di protocanonico d’onore della basilica lateranense come i re di Francia, oltre baciare sulle guance Bergoglio tre volte (rituale alla moderna), l’ha pure accarezzato.

Tenerezze fra potenti. Anzi, no. Si è trattat ...

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REGGIO EMILIA. Per capire il tira e molla dei francesi sui migranti bisogna tornare a martedì. Quando il presidente Macron è volato a Roma per partecipare all’udienza che il Papa gli ha accordato e poi incontrare segretamente il premier italiano Conte. Il francese, elevato al titolo di protocanonico d’onore della basilica lateranense come i re di Francia, oltre baciare sulle guance Bergoglio tre volte (rituale alla moderna), l’ha pure accarezzato.

Tenerezze fra potenti. Anzi, no. Si è trattato di un capovolgimento dell’azione che di solito spetterebbe al Papa. È lui il dispensatore di carezze: questo gesto è fortemente sacramentato se si pensa alla sberletta della cresima o al discorso della Luna di Giovanni XXIII: “Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa”.

Impossessandosi del gesto Macron ha infranto il secolare laicismo di cui la Francia va fiera. Lui, Emmanuel deve essersene accorto, tanto che alla fine dell’udienza ha classificato come “philosophique” il colloquio col Papa. Filosofico, quindi illuminista. Ma ogni gesto ha un valore semantico. Il sospetto è che quella carezza sia stata al servizio dei reporter per dire: “bon dieu” come mi piace questo Papa che predica l’accoglienza, lo amo... Macron s’è lavato l’anima. Per poi tornare alla politica della faccia di bronzo e delle sberle francesi agli italiani.

Gli uomini di Chiesa, scafatissimi, hanno il dono della “sollicitatio”, della provocazione. Se poi sono gesuiti tanto meglio. Macron ha donato al Papa il “Diario di un curato di campagna” di Bernanos (è come regalare un manuale di costruzione a un archistar). Mentre Francesco ha ricambiato con un medaglione raffigurante il francese San Martino di Tours, quello che taglia il mantello in due e lo condivide col povero. Chissà se Macron il carezzatore “il a compris”. Ha capito.