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Il Parco sul bosco: «Sottovalutato e sottoutilizzato»

VENTASSO. Oggi, martedì 26 giugno, prende il via un nuovo percorso promosso dal Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, che nei prossimi anni intende sostenere un progetto innovativo sull’uso...

VENTASSO. Oggi, martedì 26 giugno, prende il via un nuovo percorso promosso dal Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, che nei prossimi anni intende sostenere un progetto innovativo sull’uso e la valorizzazione del bosco. Un itinerario che porterà a breve all’istituzione del “Centro uomini e foreste d’Appennino” per una riflessione sulla gestione sostenibile delle foreste, la conservazione delle biodiversità e la mitigazione degli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Il primo ...

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VENTASSO. Oggi, martedì 26 giugno, prende il via un nuovo percorso promosso dal Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, che nei prossimi anni intende sostenere un progetto innovativo sull’uso e la valorizzazione del bosco. Un itinerario che porterà a breve all’istituzione del “Centro uomini e foreste d’Appennino” per una riflessione sulla gestione sostenibile delle foreste, la conservazione delle biodiversità e la mitigazione degli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Il primo incontro è quindi in programma oggi a Busana, all’Albergo il Castagno. Diverse persone, esperti, addetti, tecnici, autorità pubbliche e comunque portatori di interessi, partendo da punti di vista molto diversi, si confronteranno per cercare di mettere a fuoco una visione aggiornata, attuale e di prospettiva di ciò che è e potrebbe o dovrebbe diventare l’ormai grande patrimonio boschivo pubblico e privato dell’Appennino.

«Dopo un lungo periodo di sostanziale silenzio e distanza dall’attenzione pubblica – spiega il Presidente del Parco Fausto Giovanelli – il bosco è tornato al centro di un utile confronto di idee. Sul piano nazionale un recente decreto del Ministero dell’Agricoltura ha riproposto regole e condizioni più favorevoli per l’utilizzo economico dei boschi italiani, finalmente cresciuti grazie ad anni e anni di politiche di conservazione e anche, va riconosciuto, per l’abbandono agricolo delle terre alte. Al tempo stesso nuove convenienze hanno spinto ad una ripresa dell’ attività di taglio ed utilizzo della legna come riscaldamento».

Sul piano locale, prosegue Giovanelli, «una discussione si è accesa in occasione del famoso taglio della pineta di Monte Ledo, in prossimità dei confini del Parco. Ci impegnammo allora, riconoscendo la legittimità dell’operazione, a promuovere un approfondimento sui temi della gestione forestale nel territorio del Parco e fuori di esso».

L’obiettivo, prosegue il presidente del Parco, è quello di «tenere a battesimo una scelta strategica di lungo periodo da parte del Parco Nazionale dell’Appennino, che intende concentrare energia, progetti, risorse umane, relazioni collaborative sul tema del bosco, che finora non è stato tra le priorità dell’impegno dell’ente. I boschi coprono più del 70% del territorio del perimetro del Parco e gran parte dei territori del nostro crinale. Si tratta per lo più di boschi di faggio relativamente giovani, gestiti come boschi cedui per l’approvvigionamento di legna da ardere. Negli ultimi decenni molte superfici agricole sono state abbandonate e in esse via via si è esteso ed è cresciuto il bosco. Oggi il bosco è sottovalutato e sottoutilizzato». Tra le finalità del Parco nazionale figura anche quella di «potenziare tutte le dimensioni della messa in valore del bosco: il contributo a mitigare il riscaldamento globale, i servizi ecosistemici offerti, i valore di biodiversità, il miglioramento delle filiere di gestione del bosco come risorsa produttiva, soprattutto per le proprietà private e di uso civico».