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Processo Aemilia, avvocato “sfiducia” i giudici

Battaglini: «Pur di finire presto il processo leso il diritto di contraddittorio». Fornaciari: «Poche prove, assolvete i Vertinelli»

REGGIO EMILIA. «Discuterò ma in maniera sintetica perché sono convinta che dovrò rifarlo». Maria Battaglini fa intendere che il processo Aemilia contro la ’ndrangheta è prossimo a uno stravolgimento, almeno per quanto riguarda il collegio dei giudici. Lo ha fatto ieri parlando rivolta proprio a qui tre giudici che in buona sostanza ha “sfiduciato” con un tono liberatorio.

L’avvocato che difende Giuseppe Vertinelli - considerato il cassiere al nord della cosca crotonese insieme al fratello Pal ...

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REGGIO EMILIA. «Discuterò ma in maniera sintetica perché sono convinta che dovrò rifarlo». Maria Battaglini fa intendere che il processo Aemilia contro la ’ndrangheta è prossimo a uno stravolgimento, almeno per quanto riguarda il collegio dei giudici. Lo ha fatto ieri parlando rivolta proprio a qui tre giudici che in buona sostanza ha “sfiduciato” con un tono liberatorio.

L’avvocato che difende Giuseppe Vertinelli - considerato il cassiere al nord della cosca crotonese insieme al fratello Palmo - ha detto che in loro non riconosce un collegio sostanzialmente legittimato ad emettere una giusta sentenza per vizi di procedura. C’è in ballo infatti la pregiudiziale che rischia di annullare un anno di udienze del procedimento. Parliamo delle due ordinanze emesse dalla corte il 23 maggio del 2017 e il 7 giugno scorso, su cui ora, il 4 luglio, è chiamata a pronunciarsi anche la Corte Costituzionale. In pratica il collegio ha tirato dritto facendo rispettare il calendario delle udienze nonostante i legali volessero fare sciopero.

«Il modo in cui questo processo si è svolto non mi consente di essere serena - è l’incipit dell’arringa di Battaglini in difesa dell’imputato calabrese di Montecchio Emilia, tornato in libertà da pochi mesi, seduto ieri accanto a lei - Questo processo è stato condotto nell’arco di due anni che non sono tanti considerati la vastità, il numero degli imputati, l’enorme mole degli atti riversata dalla procura. È stata data assoluta prevalenza a un unico principio: la ragionevole durata. Un principio non assegnato però al giudice ma alla legge. In nome a questo principio il contraddittorio e la volontà delle parti sono state talora tralasciate e violate».

L’avvocato torna infatti a battere sul punto già contestato. Lo sciopero contro la riforma della giustizia negato agli avvocati, che starebbe inficiando il maxi processo. Un colpo laterale rispetto alle accuse di mafia, una questione procedurale sottoposta tra qualche giorno al giudizio della Corte Costituzionale. «All’ordinanza del 7 luglio voi avete detto “Si deve andare avanti ad ogni costo” - dice Battaglini - Le vostre ordinanze, anche quelle precedenti, ci hanno fatto studiare tanto. Vi ringraziamo perché sono tematiche alte. Ma il punto è che più studiamo e più ci convinciamo che avete sbagliato.

Senza volerlo, vi siete resi causa del male che più temete per evitare il quale non avete disdegnato in precedenza di tralasciare diritti che per il giudice dovrebbero essere collocati sopra la ragionevole durata. E cioè la parità nel contraddittorio. E per questo che rassegnare le mie conclusioni oggi è davvero difficile. Un compito arduo, insidioso ma anche un paradosso. Discutiamo di merito e di prove. Siamo andati avanti sul merito quando l’unico giudice legittimato a decidere anche se non sul merito ma su una questione pregiudiziale è la Corte Costituzionale. Io questo non potevo non dirlo in tutta coscienza. Ed è per questo paradosso che vengo al merito in maniera veramente sintetica, perché sono convinta che dovrò tornarci».

Poi, però, nel merito ci entra: «L’accusa di associazione di stampo mafioso per Giuseppe Vertinelli è sovradimensionata» dice Battaglini, che parla di mancanza sostanziale di prove, di capi di imputazione modificati in corso d’opera, «un’operazione cartolare della procura» la definisce. Per lei e per l’altro avvocato difensore dei Vertinelli, Alessio Fornaciari, «la mafiosità è un’altra cosa».

La prova del reimpiego sarebbe inconsistente, l’assoluzione necessaria perché «non ci sono prove che abbiano offerto vantaggi agli affari della cosca» conclude Fornaciari.