Veglia di riparazione a Reggio Emilia: «Le porte della Chiesa restino chiuse per i sodomiti»

La preghiera della veglia di riparazione davanti al vescovado

Alla veglia di riparazione, davanti al vescovado, una cinquantina di persone. In ritardo è arrivato anche il pattuglione di Forza Nuova

REGGIO EMILIA. Rosario in ginocchio, per terra, poi il cantico delle litanie dei santi. Rigorosamente in latino. Per ribadire, un’altra volta, che la Chiesa ha verità e regole immutabili nei millenni e che agli omosessuali - «i sodomiti» - la porta del tempio deve restare chiusa.

Reggio Emilia, gli ultracattolici in preghiera contro la partecipazione del vescovo alla veglia anti-omofobia

A meno che si pentano ovvero che scelgano la castità. Questo è stata la veglia di riparazione organizzata dal gruppo 20 maggio, ieri sera, di fronte al portone del palazzo vescovile – casa del vescovo Massimo Camisasca – con una cinquantina di partecipanti, tutti laici, e con l’arrivo, in ritardo, del pattuglione di Forza nuova senza striscioni e senza insegne ma con la voglia di pregare.

Presente un solo sacerdote, abbigliato con la veste talare, don Enrico Doria della diocesi di Rimini, che ha tuonato contro il vescovo che ha scelto di portare la parola di Dio alla veglia contro l’omofobia alla parrocchia Regina Pacis.

Un segnale di pace, di uguaglianza. Uno scandalo per i giovani del gruppo 20 maggio, o meglio «un’eresia». Tradizione contro inclusione. «È gravissimo che il vescovo abbia compiuto questa scelta – ha scandito don Doria – e che abbia aperto un varco per far crollare anche quest’ultimo baluardo della dottrina. E per questo che c’è bisogno di un atto riparatore».  Ed è stato Cristiano Lugli, 25 anni, portavoce del gruppo, a stigmatizzare, tre le altre, la scelta di una croce arcobaleno ben visibile sulla locandina della veglia “eretica”: «Davvero inaccettabile».

Reggio Emilia, l'omelia del vescovo Camisasca alla veglia contro l'omofobia



E poi la lettera – arrivata pochi minuti prima dell’atto di riparazione, a firma di don Giorgio Belli della diocesi di Modena, sacerdote ultra tradizionalista che ha invitato i cristiani “veri” a resistere. Incrollabile la convinzione dei presenti: «Siamo arrivati al punto – ha detto Fabio, un signore di una certa età che non ha voluto rivelare il cognome – che una parte della chiesa fa cose contro se stessa».