Reggio Emilia, Duomo stracolmo per i funerali di Rebecca Braglia: "Una rugbista non muore mai"

Centinaia di persone ai funerali della 18enne deceduta dopo uno scontro di gioco, fra maglie da rugby, ricordi commossi di amiche e compagne e tanti palloncini bianchi.

REGGIO EMILIA. Nessun applauso all’ingresso del feretro di Rebecca Braglia. Solo silenzio. Troppo il dolore, i ricordi, le domande che non trovano un perché. Troppe le lacrime che hanno rigato i volti dei centinaia di presenti ai funerali della giovane rugbista.

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In un Duomo stracolmo, tanto che diverse persone hanno dovuto assistere all’esterno della chiesa, Reggio Emilia ha dato l’ultimo saluto alla 18enne deceduta dieci giorni fa all’ospedale Bufalini di Cesena. Tre giorni dopo quel tragico scontro sul campo da rugby, a Ravenna, che le è stato fatale.

C’erano tutti, in chiesa, ben prima dell’inizio della funzione. In una sorta di terzo tempo che è servito ad amici e rugbisti per condividere ricordi, parlare di Rebecca, sorridere e piangere per i tanti intensi momenti passati assieme.

Perché la giovane era così. Piena di vita, come è stato più volte ricordato nelle parole di chi ha voluto salutarla dal pulpito. Vita e passioni. Non solo quella per lo sport e la palla ovale ma anche per l’arte. Disegni, schizzi, progetti che Rebecca creava e regalava alle sue amiche, alle sue compagne di tutti i giorni.

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E poi l’amore per i viaggi, per la cultura orientale, tanto da coltivare il sogno di andare, un giorno, a visitare il Giappone. Tutto questo, adesso, non c’è più. Ma non è scomparso. La forza e lo spirito della «dolce rugbista» continueranno a essere ricordati.

Con l’albero che porterà il suo nome nel giardino del liceo Moro, da lei frequentato. Con i cedri sulle colline di Gerusalemme, collocati lì in sua memoria dalla onlus israeliana Keren Kaymeth Leisrael. E soprattutto nei cuori di chi l’ha conosciuta e ha condiviso tanto in questi 18 anni «volati come un battito di ciglia».

Tutte le sue amiche e i suoi amici c’erano, in Duomo. Le compagne del Rugby Reggio, del Colorno e dell’Amatori Parma, le tre squadre in cui ha giocato, assieme a giocatrici arrivate da Piacenza, Bologna e tutta l’Emilia-Romagna. Le studentesse che hanno vissuto con lei banco a banco.

E poi dirigenti sportivi, amministratori comunali, esponenti del Coni, della Federazione nazionale rugby e lo storico allenatore che portò Rebecca dal Colorno all’Amatori. Omaggiato dal saluto della polizia municipale in alta uniforme, il feretro della 18enne è arrivato in piazza Prampolini alle 14.58. «Vi abbraccio tutti», ha avuto la forza di dire il padre Giuliano rivolto ai tanti che sono rimasti sul sagrato in attesa della famiglia.

Avvolti da una fiumana di maglie da rugby indossate da ragazze e sportivi, in familiari sono infine entrati in Duomo circondati da un silenzio carico di emozioni. Rotto dalla musica e dai cori sacri, tanti, che hanno accompagnato tutta la funzione, e dalle parole di don Maurizio Pirola della chiesa di San Giacomo in Città, in via Roma.

La parrocchia da sempre frequentata dalla famiglia Braglia e da Rebecca. Poi, prima di portare il feretro al cimitero di Rivalta, è stato il momento dei ricordi. Le prime a parlare dal pulpito sono state le amiche di scuola qui a Reggio, poi è toccato al rugby e alle compagne del Colorno e dell’Amatori, le più commosse sul pulpito.

L’ultimo a rivolgersi ai presenti, a nome della famiglia, è stato il fratello di Rebecca. Con le campane che suonavano a morto il feretro è quindi stato portato sul sagrato del Duomo, circondato da centinaia di persone immobili, in silenzio.

Impossibile non piangere anche per chi di Rebecca non sapeva nulla ma, camminando in piazza Prampolini, si è voluto comunque fermare. Poi l’ultimo viaggio verso il cimitero di Rivalta, salutato dal lancio di decine di palloncini bianchi e da un applauso lungo diversi minuti.