Foroni nel mirino di due inchieste

Maxi frode fiscale: l’imprenditore considerato il capo di un’organizzazione

REGGIO EMILIA. Per la Finanza di Modena l’imprenditore Maurizio Foroni da ben 24 anni dichiara di avere esigue disponibilità economiche, in realtà controlla un impero (soldi in quantità, lingotti d’oro, gioielli, titoli, obbligazioni, polizze assicurative, auto di lusso e soprattutto un’ottantina di immobili e diversi terreni). Un patrimonio incredibile che avrebbe le frodi fiscali come mezzo per accumulare sempre più beni, nascondendoli accuratamente ai controlli attraverso compiacenti prestanome.

E secondo gli inquirenti Foroni è il capo di questa organizzazione finita nel mirino di almeno due indagini importanti. La prima inchiesta è culminata tre anni fa nell’operazione Plafond, in cui hanno agito i finanzieri modenesi che risultano coordinati in procura a Modena dal pm Claudio Natalini. La seconda inchiesta fa capo alla Finanza di Reggio Emilia e Bologna sotto la guida – in procura a Reggio Emilia – del pm Valentina Salvi.


Ora nei confronti dell’imprenditore residente a Castelnovo Sotto è stata eseguita la misura di prevenzione patrimoniale (prevista dal codice antimafia) con cui sono stati sequestrati beni per circa 15 milioni di euro. Il giudice Andrea Rat (delegato alla procedura) ha accolto le richieste del pm Salvi che a sua volta ha agito sulla base delle indagini patrimoniali effettuate dalle Fiamme Gialle di Modena.

Fra l’altro questa si prospetta come l’ultima misura di prevenzione patrimoniale emessa dalla sezione penale del Tribunale di Reggio Emilia, in quanto con la nuova normativa la competenza su questi procedimenti passa al Tribunale di Bologna.

Foroni è ritenuto dagli investigatori non solo un “grande evasore” ma anche “socialmente pericoloso” per la collettività. E a facilitare le indagini c’è stato il rinvenimento di un testamento. Una dichiarazione d’intenti che Foroni aveva affidato al suo legale, da aprirsi in caso di decesso: oltre a costituire le sue ultime volontà circa le spartizioni ai familiari, quel testamento era, letto dal punto di vista dei finanzieri, una specie di “dichiarazione dei redditi”. C’era tutta la lista delle sue proprietà e delle società. Una sorta di bussola con cui scovare il patrimonio.