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Non lascia se non lo fa anche Trump

Il verba volant del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, sulla vicenda del consigliere comunale del M5S che ha postato "Berlusca muori"

REGGIO EMILIA. “Insomma, il seggio in consiglio comunale più che una carica pubblica è un alter ego”. È la solenne valutazione che il collega Leonardo Grilli propone nell’articolo dedicato a Rajinder Singh Jimmy.Si tratta dell’esponente grillino sedente nell’assemblea civica di Campagnola Emilia che domenica ha digitato su Twitter e su Facebook la frase mortifera contro Silvio Berlusconi.

Il signor Singh a sua difesa si è infilato in due vicoli. Il primo è molto praticato nell’era del web: ch ...

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REGGIO EMILIA. “Insomma, il seggio in consiglio comunale più che una carica pubblica è un alter ego”. È la solenne valutazione che il collega Leonardo Grilli propone nell’articolo dedicato a Rajinder Singh Jimmy.Si tratta dell’esponente grillino sedente nell’assemblea civica di Campagnola Emilia che domenica ha digitato su Twitter e su Facebook la frase mortifera contro Silvio Berlusconi.

Il signor Singh a sua difesa si è infilato in due vicoli. Il primo è molto praticato nell’era del web: chiede scusa, voleva fare ironia, non avrebbe immaginato il contraccolpo nazionale. Il secondo è incredibilmente molto berlusconiano.

Il signor Singh – perseguito dalla richiesta di dimissioni dai vertici pentastellati - ha spiegato al collega Grilli che da un punto di vista pubblico è cosciente dell’errore, mentre da quello privato non fa un passo indietro. Cioè ci sarebbe differenza tra il signor Rajinder Singh e il signor Jimmy.

Il collega Grilli nel suo articolo descrive il Singh-Jimmy pensiero: “Paradossalmente è lo stesso ragionamento molte volte usato dai berlusconiani quando il loro leader veniva coinvolto in qualche scandalo mediatico di natura privata. «Ciò che Berlusconi fa in casa sua non deve essere di pubblico dominio», è stato spesso detto. Ecco, per difendersi Rajinder ha riesumato la stessa logica del personaggio al quale ha augurato («in modo scherzoso») la morte”.

Questa volontà di separazione tra sfera pubblica e ambito privato è molto praticata, abusata. Dal perimetro politico è tracimata anche nell’area sociale diffusa confermando che il primo è lo specchio della seconda e viceversa.

Si tratta di una app delle nostre contraddizioni, di una elementare e comodissima difesa del dualismo proprio. Cioè della doppia morale e, alla fine, del rischio dell’inattendibilità.

In politica il pubblico e il privato non possono essere separati. Vale per il consigliere d’un qualsiasi comune, vale per il premier nazionale che è stato, è e sarà; vale per il presidente di una superpotenza. Perché tutti uomini sono, ed è insito nell’uomo concedersi due atteggiamenti.

Ma non va bene. La politica di per se stessa è la maggiore espressione/realizzazione del pubblico, perciò non consente azioni pubbliche poi difese come private; non può prevedere errori pubblici poi assolvibili come privati.
Uso una metafora: il politico dev’essere nudo in casa e fuori, fuori e in casa.

L’esempio del signor Singh/Jimmy è interessante perché si collega a un espressionismo molto in voga sui social (la morte augurata), e perché dichiara una partita doppia: se è il partito a imporgli di chiedere scusa, lo fa; se deve essere lui in coscienza, non lo fa.

A chi credere allora? Al politico subalterno oppure al cittadino che scrive cose deprecabili? Il risultato di questa dicotomia ha un grandissimo peso specifico, si chiama sfiducia nella politica. E non ho finito nell’analizzare il tira e molla del pubblico che non deve immischiarsi col privato. Sì, da Campagnola Emilia alla Casa Bianca.

A tirarla in ballo è sempre il signor Singh/Jimmy quando osserva: “Chiedere che io mi dimetta mi sembra esagerato se questo valesse per tutti allora mezzo Parlamento sarebbe vuoto e anche Trump dovrebbe dimettersi”.

Questo è il terzo e ultimo livello del fenomeno. Si chiama “tutto il mondo è paese”, ed è così livellante da avere da tempo definito una categoria del pensiero contemporaneo: il benaltrismo. Che capovolgo: il signor Singh/Jimmy non si dimette se non lo fa anche Trump. Scusate se è troppo, ma ora mi ritiro nel privato.

s.scansani@gazzettadireggio.it
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