«Don Evandro non neghi che la mafia c’è»

Brescello, Gruppo di discontinuità e parroco ai ferri corti dopo una lettera pubblicata su Facebook

BRESCELLO. Le affermazioni di don Evandro Gherardi, parroco di Brescello, al Gruppo di discontinuità di Lorella Galli e Paolo Monica, non sono andate giù. In particolare, quelle rilasciate all’Espresso la settimana scorsa. Per questo si sono messi alla tastiera e hanno pubblicato sulla pagina Facebook del gruppo, una lettera aperta nella quale chiedono ragioni al sacerdote, tra le altre, di una dichiarazione: «Ci dovrebbe spiegare – scrivono – perché ritiene ci sia un disegno per far pagare a Brescello le colpe di tutti. Brescello è un paese come tanti altri e non ha colpe. La responsabilità del commissariamento non è dei cittadini di Brescello, ma di chi ha amministrato il paese. Quali sono “le colpe di tutti”?» La risposta del sacerdote non si è fatta attendere. Nei commenti sotto il post don Evandro ha replicato: «Dopo questa sentenza, non c’è più spazio per la discussione».

«Caro don Evandro – iniziano Lorella e Paolo – questo nostro interesse nei suoi confronti è motivato dal fatto che lei ha un ruolo importante in una piccola comunità come la nostra e può influire sul pensiero di tante persone. Avevamo quindi la necessità di comprendere se il suo pensiero iniziale sul commissariamento del Comune, fosse cambiato nel corso del tempo, ma le sue affermazioni recenti ci inducono a pensare che lei, non solo sia rimasto sulle sue posizioni, ma non abbia letto attentamente il decreto di scioglimento del Comune per ingerenze della criminalità organizzata; decreto confermato da una sentenza del Tar del Lazio e dal Consiglio di Stato». Consigliano il sacerdote di informarsi sugli sviluppi del processo Aemilia «dai quali emerge la presenza della criminalità organizzata su tutto il nostro territorio regionale, mentre lei si ostina ad escludere Brescello»; lo accusano di «disconoscere il decreto di scioglimento del Comune non riconoscendo la legittimità delle istituzioni, e questo è veramente grave» e consigliano il sacerdote «di dimostrare atti alla mano che il decreto è un documento non veritiero se è così convinto delle sue affermazioni e se vuole essere credibile». Di certo i portavoce del gruppo non transigono su un aspetto: «Brescello era il paese di Peppone e don Camillo, oggi è il paese della mafia e siccome noi e la maggioranza dei brescellesi siamo persone oneste, non possiamo accettarlo e lei – affondano – con il suo atteggiamento, peggiora l’immagine del paese».


E ancora: «Domenica scorsa nella sua omelia rivolta ai giovani, il papa ha detto: “sta a voi non restare zitti. Se gli altri tacciono, se noi anziani e responsabili, tante volte corrotti, stiamo zitti, se il mondo tace e perde la gioia, vi domando: voi griderete?” Noi stiamo gridando da tempo e chiediamo a lei, pastore della parrocchia di Brescello – concludono – di gridare insieme a noi del Gruppo di Discontinuità e di far gridare ai giovani che frequentano la parrocchia: “Non vogliamo la mafia e vogliamo ridare al nostro paese i valori della legalità, affinché non si possa più sentire il puzzo del compromesso mafioso”».