Reggio Emilia, la Croce Rossa esclude 119 volontari: non arrivano ai 24 turni annui

Con una lettera il comitato reggiano della Croce Rossa spiega ai soci il perché . Il presidente: «Regolamento discutibile ma è già pronto un corso ad hoc per loro»

REGGIO EMILIA. “Carissimo, a seguito delle verifiche che siamo tenuti ad effettuare, il numero di servizi che hai effettuato nel 2017 risulta inferiore ai 24 e per questo, con dispiacere, il Consiglio Direttivo nella seduta del 7/2/18 ha deliberato la tua decadenza dallo status di socio».

Questo, in sintesi, il messaggio che, tramite la lettera che pubblichiamo a fianco, firmata dal presidente Roberto Piro, in questi giorni si sono visti arrivare a casa 119 volontari del comitato di Reggio Emilia della Croce Rossa italiana. Un numero elevato, superiore al 20% del totale dei volontari (a Reggio poco più di 500), causato dal nuovo regolamento varato un anno e mezzo fa dalla Croce Rossa italiana, che impone a ciascun volontario di effettuare almeno 24 servizi in un anno.

Un provvedimento che ha scatenato la protesta di un volontario, Salvatore Abbruzzese, che da 14 anni prestava servizio alla Cri, che ha scritto una lettera indirizzata al presidente Piro e inviata anche al nostro giornale, in cui annuncia che della sua esclusione «ne farò un caso nazionale».

«Capisco la sua rabbia – ribatte Roberto Piro – e anch’io giudico discutibile questo regolamento che, oltre a lui, ha escluso altri 118 nostri volontari, tra i quali mia sorella. Devo dire, però, che oltre a battermi in sede di consiglio regionale della Croce Rossa per ridurre questo il numero di servizi obbligatori, abbiamo fatto di tutto per riuscire a fare arrivare a 24 turni quei volontari che, per motivi diversi, e chi davvero ci teneva ad arrivare a questo traguardo ce l’ha fatta.

Ci sono anche altri che, purtroppo, nonostante la volontà non ce l’hanno fatta e per loro abbiamo già organizzato, per l’11 e 12 marzo, un corso d’accesso intensivo, una sorta di “esame di riparazione”, per chi ci tiene a rientrare subito in pista. Non si tratta, quindi, di un’espulsione. C’è da dire che, nel complesso, si tratta di una perdita fisiologica: ogni anno perdiamo un centinaio di volontari, che vengono rimpiazzati da altrettante persone che si avvicinano alla nostra associazione».