Aemilia, i pentiti: «Appalti, soffiate per favorire Bianchini»

Secondo i periti agevolazioni patrimoniali per 1,3 milioni alla famiglia di costruttori grazie al geometra comunale Gerrini

REGGIO EMILIA. Regole del bando anticipate a voce, affidamenti diretti a senso unico, lavori post terremoto concessi nonostante l’esclusione dalla white list, altri assegnati in assenza dei requisiti per l’esecuzione. Il tutto per un «vantaggio patrimoniale» che per la famiglia Bianchini è stato quantificato in 1,3 milioni di euro. Cifra messa in fila ieri dai periti incaricati dal tribunale di investigare sulla liaison che regolava il «rapporto privilegiato» tra l’amministrazione comunale di Finale Emilia (Modena) e la famiglia di costruttori della Bassa modenese.

Per la procura antimafia Augusto Bianchini, tramite le sue aziende, avrebbe poi agevolato a valle il clan di ’ndrangheta al centro del processo Aemilia. Lui e i suoi familiari, sono a loro volta imputati a processo, presenti anche ieri in aula, dove non sono mancati gli sbuffi su alcuni passaggi dei periti.


A costituire il rapporto privilegiato a monte, quello con l’amministrazione finalese, sarebbe stato però Giulio Gerrini, responsabile dell’area lavori pubblici del Comune di Finale, già condannato nell’abbreviato di Aemilia a due anni e 4 mesi di reclusione, pena confermata in appello.

Per il geometra il vantaggio patrimoniale è stato quantificato in poco meno di 50mila euro. Il vantaggio di Gerrini riguarda quindi gli incarichi assunti nelle varie procedure dove erano presenti come controparti le ditte della famiglia Bianchini. Per i costruttori di San Felice, invece, il vantaggio è nell’aggiudicazione di «alcuni appalti pubblici grazie a informazioni ottenute dal geometra Gerrini o per aver eseguito sembra alcuni lavori senza gli opportuni controlli e verifiche da parte della stazione appaltante. Pertanto si ritiene che l’impresa Bianchini abbia tratto vantaggi non dovuti».

A smontare la perizia è stato il consulente di parte ingaggiato dalla difesa dei Bianchini, Alessandro Lolli, che ha imputato l’assenza dei requisiti a una mancanza da parte dell’amministrazione finalese e non dei Bianchini.

I fatti notevoli, secondo il perito del tribunale, sono però diversi. C’è l’episodio delle tavole di lavoro preparate dalla Bianchini Costruzioni srl prima ancora che l’azienda potesse aver ricevuto la raccomandata contenente l’invito di gara. Una procedura che aveva avuto tempi strettissimi, appena 6 giorni, durante i quali l’azienda aveva predisposto l’offerta. C’è poi la documentazione resa disponibile dal Comune che risulta incompleta, rendendo impossibile «valutare la sussistenza di irregolarità».

Anche volendo, quindi, il perito si è trovato davanti a un vicolo cieco. Per altre sei procedure è stata riscontrata la mancata acquisizione della documentazione contabile di cantiere. In due procedure, poi, «si è riscontrato che l’affidamento dei lavori è avvenuto successivamente all’esclusione dalla white list». Secondo il perito, Gerrini non era di per sè incompatibile con i tanti ruoli ricoperti nelle procedure. Il problema evidente è che «ha favorito le imprese riconducibili alla famiglia Bianchini».

La ripartizione degli appalti pubblici del post terremoto, secondo la Dda, era basata su un vero e proprio sistema di favoritismi che nella maggioranza dei casi emersi ha avvantaggiato la Bianchini Costruzioni e, dopo l’emissione dell’interdittiva prefettizia a carico dell’azienda, la ditta Ios di Alessandro Bianchini. Una «sinergia politico-imprenditoriale» con un presunto reciproco vantaggio che, per quanto concerne l’azienda destinataria degli “appoggi”, «era di logica individuazione e consisteva nell’ovvio guadagno derivante dall’aggiudicazione dell’appalto».