Soldi nel muro della ditta dei Sarcone

Alla Sarcia la polizia scova 10mila euro nel cartongesso oltre a contabilità tra gli imputati e coordinate bancarie rumene

REGGIO EMILIA. Diecimila euro dentro una parete di cartongesso. È quanto trovato dagli agenti della squadra mobile della questura di Reggio durante un perquisizione nel capannone della Sarcia Srl effettuata il 14 novembre del 2017, rivelata dal fermo di Carmine Sarcone. Un riscontro che ha aggiunto elementi per rafforzare il fermo del più giovane dei quattro fratelli della famiglia radicata a Bibbiano e capeggiata da Nicolino e Gianluigi, il primo condannato a 15 anni in abbreviato nel processo Aemilia, considerato il capo bastone del clan Grande Aracri a Reggio Emilia. Carmine Sarcone (39 anni) è stato infatti arrestato quattro giorni fa perché ritenuto la “faccia bella” della famiglia, ma anche una «cosa unica» con i fratelli maggiori, come emerso dall’ultimo troncone dell’inchiesta Aemilia, con dichiarazioni di pentiti riscontrate nelle indagini che hanno portato al fermo dell’imprenditore per associazione mafiosa.

Il ritrovamento del contante viene considerato un progresso nelle indagini perché è stato effettuato nell’azienda che era già stata posta sotto sequestro nel 2014 ma che risulta ancora nella disponibilità dei Sarcone.


La Mobile di Reggio, infatti, ha tracciato le 200 banconote da 50 euro, di cui 65 risultano di nuovo taglio, emesse dalla Zecca dello Stato nell’aprile del 2017, e quindi successive al sequestro. Quei soldi non sono considerati una svista del 2014, bensì un occultamento nella ditta al Ghiardo di Bibbiano, intestata ai più piccolo dei Sarcone.

Dentro, poi, è stato trovato anche un furgone in uso al cognato di Carmine che ne avrebbe autorizzato il parcheggio nel capannone. Ma la lista delle sorprese non è finita: durante la recente perquisizione è stato trovato anche un apparecchio jammer – non nuovo nelle inchieste reggiane – dispositivo che disturba le frequenze e quindi le intercettazioni. Oltre a questo è stato ritrovato un rilevatore di microspie, entrambi nascosti in una poltrona. Rovistando ancora nel muro di cartongesso situato negli uffici della Sarcia, i poliziotti hanno poi trovato anche diversa documentazione bancaria della Romania, con coordinate bancarie, biglietti da visita della filiale di Bucarest e recapiti esteri. Per la Dda di Bologna, sono i segni evidenti che i Sarcone, tramite il fratello minore, stanno portando avanti attività illecite nell’ambito del sodalizio ’ndranghetistico. Infine, in una stanza da letto a casa di Carmine Sarcone, è stato trovato un appunto scritto a mano con i nomi di diversi detenuti di Aemilia e cifre attorno ai 300 euro. «Un appunto significativo» perché rivela l’esistenza «di una contabilità gestita da Carmine». Il pentito Muto dice che sono le quote anticipate da Carmine e da consegnare agli avvocati per avere dei cd con gli audio delle udienze di Aemilia.