Mario Cannizzo denuncia il pentito Valerio

L’ex carabiniere “dipinto” come il portinaio stipendiato da Silipo. La difesa: «Parole generiche e false»

REGGIO EMILIA. Le reazioni alle parole del pentito Antonio Valerio vi sono già state in aula, ma non è finita qui per l’ex carabiniere Mario Cannizzo – imputato di Aemilia, accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso – che tramite l’avvocato difensore Giovanni Tarquini ha denunciato il collaboratore di giustizia per tutta una serie di reati: calunnia, false informazioni al pm, falsa testimonianza e diffamazione.

La Dda contesta a Cannizzo l’episodio del 17 ottobre 2012 quando – insieme a Luigi Silipo – si sarebbe “mosso” da esattore inviato da Antonio Silipo (per conto di Omar Costi e tramite l’intermediazione di Marco Gibertini) per estorcere soldi ad Andrea Cesarini. L’ex militare da sempre si professa innocente, spiegando di conoscere da anni Antonio Silipo («A suo tempo per di più l’arrestai per una rissa») ma di non aver mai saputo nulla di questioni legate alla criminalità organizzata (gli inquirenti lo ritengono figura di punta del clan a Reggio Emilia) e men che meno preso parte a iniziative predisposte da Silipo stesso. Ma fra ottobre e novembre scorso nell’aula-bunker il pentito Valerio non solo ha confermato l’episodio contestato a Cannizzo, ma ha “dipinto” anche l’ex carabiniere come il portinaio dell’ufficio di Silipo, da cui era stipendiato, inserendolo poi nell’ormai famoso schema della struttura ’ndranghetistica, infilandolo nel cerchio che riguarda l’entourage sempre di Silipo.


«È chiaro che Valerio riferisce dei fatti che gli sono stati raccontati e di cui non sa nulla – rimarca l’avvocato Tarquini – con affermazioni non supportate da alcun riscontro oggettivo. Parla di “portinaio” senza nemmeno collocarlo con pur approssimativa precisione nel tempo, come non è stato in grado di offrire alcuna spiegazione allo “stipendio”. Sono tutte affermazioni false».