I su e giù di Carmine Sarcone ad Aemilia

Il “reggente” della cosca monitorato in aula dagli investigatori. Muto: «In contatto col fratello in gabbia tramite un legale»

REGGIO EMILIA. Era a dir poco monitorato il 38enne Carmine Sarcone – fratello di Nicolino e Gianluigi (entrambi arrestati nell’operazione Aemilia d’inizio 2015 e il primo già condannato in appello a 15 anni di carcere) – tutte le volte che metteva piede nell’aula-bunker in cui si sta svolgendo da quasi due anni il maxi processo Aemilia.

È tutto annotato nel provvedimento di fermo della Dda di Bologna che ha aperto le porte della cella – lunedì poco prima di mezzanotte a Cutro – per il più giovane dei fratelli Sarcone. Oggi Carmine – difeso dall’avvocato Stefano Vezzadini – affronterà in carcere a Catanzaro l’udienza di convalida del fermo: per l’accusa è il nuovo reggente della cosca ’ndraghetistica con epicentro Reggio Emilia.


E l’attività investigativa ha raccolto anche elementi indiziari su condotte di Sarcone durante il maxi processo Aemilia per indottrinare e minacciare alcuni testimoni.

Secondo quanto riportato nelle oltre 250 pagine del fermo, Carmine aveva consegnato a Francesco Falbo un file audio contenente i “consigli” di Gianluigi Sarcone su cosa dire durante la deposizione.

E sono due collaboratori di giustizia – ritenuti credibili dalla Dda, anche alla luce dei riscontri fatti – che spiegano quale fosse il “filo” che lega Carmine ai fratelli.

«Le direttive vengono passate a Carmine da Gianluigi durante i colloqui in carcere – ha spiegato Salvatore Muto – ma anche durante le udienze del processo Aemilia, anche attraverso la collaborazione di qualche avvocato o dell’imputato Carmine Belfiore».

Cenni d’intesa in udienza dalle “gabbie” al fratello a quel tempo in libertà e in un episodio «fu lo stesso avvocato – ha detto sempre Muto – a portare l’ambasciata di Gianluigi Sarcone a Carmine che era presente in aula». L’obiettivo? «Far sparire un certo documento che ho visto ne stanno parlando».

Sulla stessa falsariga le parole del pentito Antonio Valerio, sintetizzate dagli inquirenti con la presenza nell’aula-bunker di Carmine Sarcone “finalizzata ad acquisire informazioni – sottolineano nell’atto del fermo – ed a scambiare messaggi con i detenuti nelle gabbie dell’aula”.

Valerio racconta dei “movimenti” nelle udienze di Aemilia da parte non solo di Sarcone ma anche di Luigi Muto.

«Vi sto dicendo – spiega nell’interrogatorio dell’8 settembre scorso – che Carmine e Luigi vengono a prendere informazioni lì dentro, non vengono ad ascoltare. Si vedono, li vedono, come si girano, za-za, ma non c’è bisogno nemmeno di fare il segno perché basta che si guardano già capiscono». Dai racconti di Valerio spunta persino un imputato che fa l’alfabeto morse dalla gabbia.

«Vi ho detto – aggiunge sempre il collaboratore di giustizia – che vi sono dei passaggi di chiavette, di informazioni da fuori a dentro, quando vi ho detto che Carmine registra le udienze e le trasmette».

Situazioni peraltro già note agli investigatori, perché Carmine Sarcone viene identificato tante volte nell’aula-bunker e per gli inquirenti “ha avuto contatti con diversi imputati del processo e parenti degli stessi”.

Le “mosse” in udienza del 38enne sono tutte minuziosamente ricostruite da chi indaga: a che ora arriva in aula, dove si va a sedere, con chi parla (imputati o parenti di chi è finito nei guai con l’operazione antimafia Aemilia), cosa gli viene mostrato (una volta su un telefonino) dove e con chi va a pranzo (spesso a gruppetti nel bar del tribunale) nelle soste del maxi processo.

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