Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz: «I neofascisti hanno le stesse idee di morte»

Teatro Valli: Piero Terracina, uno dei pochi sopravvissuti fra gli ebrei romani: «Auschwitz era solo orrore, solo violenza. Mi spaventa questo nuovo odio»

REGGIO EMILIA. «I miei torturatori ormai sono morti, non odio i loro discendenti. Quello che non accetto e che mi spaventa sono i fascisti di oggi: le idee di morte sono quelle di un tempo, e questo non lo posso accettare».

Piero Terracina racconta Auschwitz: "Puro orrore, ma spaventa questo nuovo odio"



Non pensa solo al suo passato – durissimo e spietato, da ragazzino nel campo di Auschwitz-Birkenau – l’89enne Piero Terracina, uno degli ultimi sopravvissuti della comunità ebraica romana cancellata dai nazisti e dai fascisti nel 1944. Terracina ieri era a Reggio Emilia in un teatro Valli riempito in ogni suo posto da quasi mille e cento studenti, ragazze e ragazzi che fra venti giorni prenderanno parte al Viaggio della Memoria di Istoreco diretto a Cracovia e ai campi di Auschwitz-Birkenau.

Terracina, già diverse volte ospite di Istoreco per iniziative similari, è stato deportato nel 1944 assieme a tutta la sua famiglia. Lui, unico superstite, è tornato a casa a 16 anni senza più nulla e nessuno, ed oggi è una delle poche voci rimaste a ricordare quei fatti, figli delle leggi razziali promulgate 80 anni fa dallo stato italiano.

Il suo viaggio reggiano arriva a ridosso del giorno della memoria, la giornata internazionale che ricorda le vittime dell’Olocausto. La data scelta è il 27 gennaio, richiamo al 27 gennaio 1945, quando i carri armati dell’Armata Rossa entrarono ad Auschwitz. Una data simbolica per milioni di persone. Non per Terracina: lui era là, lui ha visto entrare quei giovani soldati increduli.

Ad accoglierlo, oltre alle classi, anche il sindaco Luca Vecchi che ha parlato a sua volta delle leggi razziali e del mondo a cui hanno portato: «Un mondo che poi è stato rovesciato dai partigiani, ragazzi che avevano la vostra età o poco più. Ed è da quelle basi, da quei ragazzi, che noi abbiamo ricostruito».

Momenti da ricordare in questo 2018 «in cui celebriamo il 70esimo dall’entrata in vigore della nostra Costituzione, realizzata col contributo di tre reggiani, Ruini, Nilde Iotti, Dossetti. Ma è anche l’80esimo anniversario dalle promulgazioni delle leggi razziali: quest’anno vogliamo mandare a tutti i 18enni una copia della Costituzione e delle leggi razziali, perché si possa ricordare».

Terracina, nella sua lunga narrazione di ragazzino cresciuto nella laica e storica comunità ebraica di Roma, è passato dalla serenità alle discriminazioni iniziate proprio con le leggi razziali: «Mi hanno mandato via da scuola, ho chiesto perché e mi hanno detto: sei ebreo». Da lì, le privazioni, gli arresti, la deportazione e poi Birkenau, con l’immediato addio ai genitori, selezionati direttamente per la camera a gas. «Auschwitz era solo orrore, era solo violenza, non era altro».

Al termine, tante domande degli studenti, domande che mandano al futuro: «Chi mi ha fatto soffrire è morto, non posso avercela con tutti i tedeschi oggi, perché dovrei? Quello che mi spaventa e a cui sono contrario sono i neo-fascismi, e oggi stanno tornando fuori. Possono dire quello che vogliono, ma le idee di morte sono quelle di ieri».

Gli spunti non sono davvero mancati, con tanti passaggi e curiosità su ieri e su oggi. «Non vi voglio raccontare tutto l’inferno, tutti i dettagli, anche se i ricordi sono tanti. Io sono arrivato in estate, per avere acqua dovevamo succhiarla dal fango, sperando che non fosse contaminata dai cadaveri. E ricordo la notte in cui hanno cancellato il “campo degli zingari”: era vivace, una delle poche fonti di vita in quel luogo, una notte abbiamo sentito delle urla, al mattino dopo non c’era più nulla e c’erano i camini in funzione».

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