Reggio Emilia, catasto: maxi inchiesta della Finanza

Esposti e memorie dell’ex direttore Potito Scalzulli confluiti in un unico fascicolo: tanti i reati ipotizzati relativi al 2009-2012

REGGIO EMILIA. Al momento non vi sono indagati in Procura, ma una maxi inchiesta c’è e risulta portata avanti dalla Finanza su quanto depositato – vari esposti, noti pure alla Dda – da Potito Scalzulli, cioè l’ex direttore dell’Agenzia del Territorio, Ufficio provinciale di Reggio Emilia.



Quest’organismo pubblico, meglio conosciuto come Catasto, è stato retto da Scalzulli dal marzo 2009 al giugno 2012, ma il dirigente ritiene di aver toccato con mano talmente tante irregolarità che dal 2010 sino alla fine dell’anno scorso ha presentato esposti e memorie agli inquirenti, inoltre è stato sentito nel settembre scorso dalla Commissione parlamentare antimafia ed ancora più recentemente (due settimane fa) ha deposto come testimone al maxi processo Aemilia.

Negli esposti viene ipotizzata una serie impressionante di accuse: reati contro la pubblica amministrazione, falso, calunnia, molestie. Su tutto ciò – che Scalzulli definisce negativamente come il “Sistema Catasto” a Reggio Emilia – i finanzieri stanno cercando i necessari riscontri.

«Nel corso del mio mandato istituzionale – scrive nel principale dossier presentato – ho potuto, anche personalmente, venire quindi a conoscenza di disordini amministrativi penalmente rilevanti, che non sono reati riferibili a casi circoscritti, ma, nel prosieguo delle indagini sugli stessi, potrebbero configurarsi come connivenze con altri organismi istituzionali ed anche politici (pubblica amministrazione e amministratori pubblici), che potrebbero, per propri fini ed interessi, aver data adeguata protezione al malaffare vigente in Catasto».

Il primo esposto arrivò in difesa da una lettera anonima indirizzata allo stesso Scalzulli nel 2010, nella quale lo si accusava di reati contro la pubblica amministrazione. Esposti prima archiviati, poi tornati a galla sulla scia di un’intervista di Enrico Bini (sindaco di Castelnovo Monti) alla Gazzetta in cui aveva invitato a cercare al Catasto alcuni tasselli importanti per capire quanto accaduto negli anni passati nella nostra provincia, nel periodo della grande espansione immobiliare.

Secondo Scalzulli, nel corso della sua permanenza reggiana si sono verificati alcuni casi nei quali le rendite degli immobili venivano calcolate in modo errato. E, nella relazione, Scalzulli parla esplicitamente di «cancellazione illecita di planimetria catastale».

Le persone che ne beneficiavano – ha rimarcato negli esposti – erano sempre le stesse. Un sistema finalizzato a favorire alcune imprese. Negli esposti anche lettere anonime, rapporti a dir poco tesi dell’allora direttore con i vertici del Catasto, un dipendente che girava al lavoro con una pistola. Un vero ginepraio.