«Soldi pubblici per il sex toy? Non c’è reato»

Reggio Emilia, le motivazioni dell’assoluzione di 12 ex consiglieri regionali Pd, fra i quali Moriconi e Pagani

REGGIO EMILIA. Nell’analizzare le spese degli ex consiglieri regionali Pd in Emilia-Romagna i giudici rilevano «innumerevoli casi di disinvolto utilizzo dei fondi regionali, contrario a ogni regola di buona gestione del pubblico denaro, soprattutto in relazione all’elevato ammontare di alcune spese di ristorazione o di noleggio vetture con conducente a disposizione per intere giornate». Rimborsi privi però di rilievo penale «in assenza di ulteriori dati a conforto rispetto alla sola eccessività della spesa».

Lo si legge nella sentenza con cui il tribunale di Bologna ha assolto 12 imputati, condannando a 4 anni e 4 mesi solo l’ex capogruppo Marco Monari per peculato. Il tribunale spiega di aver adottato «criteri estremamente rigorosi e prudenziali» nel valutare le singole spese, riconoscendone «l’abnormità» e quindi la rilevanza penale, «in casi macroscopici». Secondo i giudici, la Procura ha doverosamente esercitato l’azione penale e le posizioni degli imputati «erano tutte più che meritevoli del vaglio dibattimentale».


L’assoluzione era arrivata a dicembre. Nel mirino della Procura erano finiti i rimborsi tra giugno 2010 e dicembre 2011: rimborsi ritenuti illegittimi dalla Procura, che con la pm Morena Plazzi aveva chiesto sei condanne e sette assoluzioni. Fra le richieste di assoluzione, anche quella nei confronti dell’ex consigliere regionale reggiano, Beppe Pagani, al quale era stata inizialmente contestata una cifra pari a 5.446,28 euro. Fra le sei richieste di condanne, invece, c’era anche quella dell’ex consigliera regionale reggiana, Rita Moriconi, socialista confluita all’epoca nel listino di Errani.

La Procura le contestava una cifra pari a 17.521,43 euro. La Moriconi era finita nella bufera per il rimborso dell’acquisto di un sex toy (dell’acquisto e del rimborso si è assunto poi la responsabilità un collaboratore di Moriconi).

Nel motivare l’assoluzione, sul caso specifico si legge che «la particolarità di questo acquisto non sta soltanto nella tipologia di oggetto che è stato acquistato e per il quale è stato chiesto il rimborso spese, ma per una serie di particolarità». Fra queste, il giudice rileva che «sono state fatte due richieste diverse di rimborso», al costo di 83,50 euro. «La prima richiesta di rimborso riportava quale giustificazione “per pranzi o cene di lavoro e hotel con amministratori locali su politiche regionali”. Solo per caso sono stati effettuati ulteriori approfondimenti da parte della guardia di finanza».

E poi: «Ora, non vi è dubbio che siano state presentate due richieste di rimborso per il medesimo bene e che l’imputata abbia di fatto vistato la richiesta del suo collaboratore, così consentendo allo stesso di avere il duplice rimborso per una spesa estranea al ruolo. Si tratta, peraltro, di un caso in cui, pur essendo oggettivamente non dovuto il rimborso della cifra, è certamente carente l’elemento psicologico del reato e quindi deve pronunciarsi assoluzione perché il fatto non sussiste».

Quanto a Pagani, in sua difesa sono state adottate fra le altre anche le testimonianze del ministro Graziano Delrio e dell’ex parlamentare, Pierluigi Castagnetti. Lo stesso Castagnetti era stato ospite di un corso di formazione politica, organizzato anche da Pagani, che si è svolto il 2 ottobre del 2011 ad Assisi, al centro di un rimborso di 188 euro per due stanze che era stato ritenuto controverso.

«Pagani si era fatto carico di una parte molto residuale dell’organizzazione del convegno – si legge nelle motivazioni – in quanto il messaggio che si era voluto dare era improntato alla sobrietà, tanto che tutti sostennero le spese in proprio e non venne rimborsato né il trasporto, né il vitto, né l’alloggio. Peraltro le uniche spese che vennero rimborsate furono i famosi 188 euro, che erano relativi al soggiorno dell’onorevole Castagnetti presso l’agriturismo e altre spese di ordine generale».

Castagnetti tuttavia non usufruì delle due stanze (una era per il suo autista) perché «si dovette allontanare senza usufruire dell’ospitalità nella camera d’albergo il cui costo dovette essere comunque saldato». «In definitiva, la difesa ha fornito la prova che le spese rimborsate erano strettamente correlate a un’attività propria e inerente alla sua qualità di consigliere appartenente al gruppo Pd».