«Strano che Reggio Emilia non chieda lo spettacolo»

Brescello, l’ex agente Donato Ungaro racconta la sua storia in “Va’ pensiero” «Nella città del maxiprocesso Aemilia, sarebbe significativo metterlo in scena»

BRESCELLO. «Lo spettacolo sta riscuotendo un buon successo: siamo già a oltre 10mila spettatori. È strano che a Reggio, nella città del maxiprocesso Aemilia, non sia stato richiesto».

Non è certo profeta in patria Donato Ungaro, 54 anni, ex agente di polizia municipale a Brescello, ieri intervistato dal Fatto Quotidiano per lo spettacolo “Va’ pensiero”, libera biografia doppiamente reggiana perché il testo è firmato dal regista Marco Martinelli e dalla moglie Ermanna Montanari, reggiani.


La vicenda è quella nota della Brescello non ancora commissariata per infiltrazioni mafiose (ma il boss che parcheggia la Lamborghini in sosta vietata c’era già). Siamo all’epoca del sindaco Ermes Coffrini. Ungaro è un agente di polizia municipale, dipendente comunale che, al contempo, collabora con la Gazzetta di Reggio. Nel 2002 viene licenziato dal Comune; secondo Ungaro, a causa delle sue inchieste scomode, come quella sulle escavazioni di sabbia illecite. Un licenziamento giudicato illegittimo 13 anni dopo dalla Cassazione. Una vicenda personale controversa (il Comune ha sempre addotto un’altra motivazione). L’unica certezza è che quel giorno ha cambiato la vita ad Ungaro. Ora è dipendente Tper (è un autista di bus a Bologna, e per l’azienda ha anche redatto per alcuni anni l’house organ), ha prestato volontariato in tribunale a Reggio Emilia e collabora con il mensile dei senza fissa dimora, Piazza Grande. A distanza di 16 anni, per il protagonista le ferite sono ancora aperte. «Non mi sono riappacificato con Brescello – ammette Ungaro – e il contenzioso è aperto, a mio avviso, anche dal punto di vista giuridico». L’idea della trasposizione teatrale è nata quasi due anni fa. «Ho conosciuto Martinelli nel 2016 a Ravenna, mentre ricevevo il premio giornalistico “Il grido della farfalla”. Il titolo “Va’ pensiero” si riferisce al periodo disastroso che attraversò Verdi nel periodo del fiasco alla Scala e dei lutti familiari: poi scrisse il Nabucco, che fu per lui una rinascita morale. Il coro, formato da 20 musicisti, ha il ruolo del commento come nella tragedia greca». Lo spettacolo, spiega Ungaro, è realizzato con accuratezza. «Determinante la scelta di individuare attori che, pur essendo tutti professionisti, possano comprendere le scene perché le hanno vissute in prima persona: ad esempio, per la gelateria chiusa per mafia in piazza, il regista ha inviduato una coppia partenopea che ha avuto un episodio simile. O l’attore calabrese Ernesto Orrico, che impersona un imprenditore calabrese che si chiama Antonio Dragone. Questo costituisce un valore aggiunto dello spettacolo».

Progetti futuri? «Lo spettacolo potrebbe avere degli sviluppi per conto proprio. Abbiamo diverse richieste per la prossima stagione, da Roma a Napoli. Per quanto mi riguarda, un editore di Ferrara intende pubblicare la mia biografia: ci sto lavorando, con particolare attenzione, al prima e al dopo rispetto alla mia storia. Chiaramente, la mia speranza è quella di lasciare un giorno il volante e tornare a fare il giornalista a tempo pieno».

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