Giudici di pace, per un mese processi in tilt

A Reggio la metà dei magistrati onorari ha aderito allo sciopero contro la riforma ministeriale 

REGGIO EMILIA. Per un mese salteranno – in tribunale a Reggio Emilia – circa la metà delle udienze (per lo più civilistiche) fissate davanti ai giudici di pace.

Fra i giudici di pace reggiani, quattro su nove hanno infatti aderito allo sciopero proclamato in campo nazionale dall'8 gennaio sino al 4 febbraio (dopo ben 11 scioperi proclamati negli ultimi 13 mesi) contro la riforma della giustizia portata avanti dal ministro Andrea Orlando. Uno stop ai processi, con possibili posticipi piuttosto lunghi e relativi disagi alla macchina della giustizia.


Le ragioni della protesta contro la riforma dell'ordinamento della magistratura onoraria sono molteplici: l'assimilazione delle retribuzioni dei magistrati ai redditi da lavoro autonomo; la trasformazione del giudice onorario in "magistrato privato a partita iva”; il trattamento economico e previdenziale “discriminatorio”; il vulnus all’indipendenza della magistratura onoraria; la discriminazione ulteriore, tutta interna alla categoria, tra giudici di pace e magistrati onorati di tribunale, con questi ultimi sacrificati sul piano economico rispetto ai primi.

«Non possiamo non rilevare – viene rimarcato nel comunicato diffuso dalle sigle di rappresentanza Unagipa e Angdp – che il ministro della Giustizia abbia disatteso ogni parola data, facendo approvare una riforma incostituzionale della magistratura cosiddetta onoraria che va esattamente nella direzione opposta da quanto promesso negli incontri avuti con le organizzazioni di categoria e nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa e in Parlamento, peraltro in contrasto con lo stesso programma del suo partito di appartenenza (il Pd, ndr) elaborato in occasione delle elezioni politiche del 2013 e il Governo non ha manifestato volontà alcuna di un radicale ripensamento della riforma malgrado la Commissione Europea l’abbia categoricamente “bocciata” perché contraria a tutti i più elementari principi comunitari, e malgrado l’imminente pronuncia della Corte di Giustizia Europea che avrà efficacia giuridica vincolante per tutti gli organi politici e giudiziari interni».

Nel comunicato vengono inoltre richiamati alcuni importanti temi del diritto del lavoro in relazione ai quali sono aperte procedure di infrazione europea contro l'Italia: il mancato riconoscimento del diritto alle ferie annuali retribuite e al congedo di maternità; l'assenza di limiti alla reiterazione di contratti a termine; la disparità di trattamento rispetto ai magistrati professionali in tema di retribuzione, di indennità di fine rapporto, e di regimi di sicurezza sociale. (t.s.)