Aemilia, storico verdetto entro l'estate

Reggio Emilia, il maxi processo è entrato nella volata finale: in febbraio iniziano le requisitorie dei due pm, poi sarà la volta degli avvocati 

REGGIO EMILIA. Con le testimonianze ormai agli sgoccioli, il maxi processo Aemilia – iniziato quasi due anni fa, cioè il 23 marzo 2016 – ha imboccato la volata finale per arrivare all’agognato “traguardo” che significa l’emissione di una sentenza a dir poco storica, visto che nel nostro tribunale si sta svolgendo il più consistente procedimento di mafia (151 imputati) dopo quello degli anni Ottanta istruito a Palermo da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

VERDETTO ESTIVO. Visto quante “sterzate” impreviste si sono susseguite dalla primavera 2016 ad oggi nell’aula-bunker, sono ancora all’orizzonte diverse “variabili” che possono incidere sui tempi di conclusione del maxi processo presieduto da Francesco Caruso (giudici a latere Cristina Beretti ed Andrea Rat). Comunque fra gli addetti ai lavori “si respira” già aria di verdetto che le previsioni fissano entro la prossima estate. Insomma, dai 6 agli 8 mesi (come ipotesi più realistica) dovrebbero dividerci dall’attesissima sentenza di primo grado per chi non ha virato sui riti alternativi (quel troncone di Aemilia ha meno imputati ed è ben più accelerato, avendo già nel mirino la Cassazione).


ULTIMI TESTIMONI. Ma vediamo cosa ancora manca prima che il collegio giudicante si ritiri in camera di consiglio. Giovedì prossimo riprenderanno le udienze e in aula deporranno in tre (Potito Scalzulli, Franco Corradini ed Enzo Ciconte, vedi articolo sotto) su precisa richiesta della Corte. Dopo questa “tappa” che avrà un suo peso per comprendere la consapevolezza in ambiente politico-amministrativo reggiano della penetrazione ’ndranghetistica, sarà poi la volta dei periti che in questi mesi hanno lavorato alacremente sia per mettere per iscritto montagne di intercettazioni (sono il “cuore” del procedimento) spesso e volentieri in dialetto cutrese, sia per ricostruire valanghe di dati contabili (riferiti, per l’accusa, ai reati fiscali contestati). Sul versante contabile sono state depositate tremila pagine di relazione, ben più consistente il numero di pagine depositate sui dialoghi captati. Nelle stime i periti dovrebbero occupare circa un mese d’udienze.

ALTRE RICHIESTE. Sull’istruttoria aleggiano ancora le richieste – a controprova – dei difensori relativamente alle affermazioni del pentito Salvatore Muto. Se il metro di giudizio sarà quello usato dalla Corte per le richieste a controprova collegate alla deposizione-fiume del collaboratore di giustizia Antonio Valerio («no» secco alla cinquantina di testimonianze proposte), non dovrebbe innescarsi nemmeno sul versante-Muto un processo nel processo.

PM E AVVOCATI. Se questi saranno i tempi – non ulteriormente dilatati – in febbraio inizieranno, quindi, le requisitorie dei due pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi. A seguire le arringhe degli avvocati di parte civile e difensori. Illustrazioni – accusatorie o difensive – che saranno più o meno lunghe a seconda degli imputati. L’associazione mafiosa viene contestata a 34 persone e su queste posizioni requisitorie ed arringhe saranno lunghe e complesse. Inoltre – codice alla mano – è prevedibile che qualche imputato vorrà intervenire con “dichiarazioni spontanee” prima che la Corte si ritiri per la decisione.

CAMERA DI CONSIGLIO. Si annunciano perciò mesi conclusivi molto intensi che porteranno all’entrata in camera di consiglio dei tre giudici. Fra l’altro la camera di consiglio “congela” i termini di custodia cautelare (non pochi imputati sono in cella da quasi tre anni, ndr), come li sospende lo svolgimento di ogni udienza. Se questa descritta concatenazione di fasi processuali non deborderà, la lettura della sentenza avverrà due anni e mezzo dopo quella fatidica prima volta in aula.