Crepet: «La banda “dei denti da latte” è figlia di noia e niente punizioni»

''Un tempo sarebbero stati puniti dalle famiglie, se accade una cosa del genere sono pronto a venire in montagna per stringere la mano ai genitori''

CASTELNOVO MONTI. «Un tempo sarebbero stati puniti dalle famiglie, se accade una cosa del genere sono pronto a venire a Castelnovo Monti per stringere la mano ai genitori». Paolo Crepet commenta così le malefatte della “Banda dei denti da latte” a Castelnovo Monti. Lo psichiatra, scrittore e sociologo interviene sul caso scoppiato dopo il caso dei nove minorenni (capeggiati dal più grande del gruppo appena 14enne) protagonisti di una serie di incursioni nell'Appennino reggiano durante le quali hanno provocato danni per oltre 7mila euro.

Secondo Crepet, che il prossimo 11 novembre presenterà il suo ultimo libro “Il coraggio”(Mondadori) alle 17 nella libreria L’Arco di Reggio Emilia, i furti e gli atti vandalici firmati con la scritta “La nostra banda” e poi raccontati poi su Whatsapp, «sono dovuti semplicemente alla noia e al “rimbeccillimento” di ritorno degli educatori di oggi».

Eppure stiamo parlando di ragazzi definiti “di buona famiglia”.

«Purtroppo c’è un pregiudizio positivo nei confronti di genitori che hanno un buon 740 e una professione così detta “nobile”. In presenza di questi elementi si pensa che, in automatico, per i loro figli tutto sia apposto. Ma così non è».

Perché?

«Anzitutto perché le famiglie hanno abdicato al loro ruolo. Ormai i figli sono abbandonati a se stessi come nei romanzi inglesi del primo ‘800. Sono soli e, contemporaneamente, hanno troppo tempo libero, troppe libertà e troppi mezzi e strumenti».

Quindi la colpa è che viziamo i nostri ragazzi.

«Il termine viziare è riduttivo. I giovani di oggi vivono in una abominevole sovrabbondanza di libertà, soldi, strumenti tecnologici , mezzi per spostarsi. Tutte cose che sembrano bellissime, ma che alla fine portano al paradosso dell’infelicità».

E l’infelicità a cosa porta?

«Porta inesorabilmente alla noia e per superarla rubano e fanno gli imbecilli».

Insomma, è tutto frutto di un disastro educativo.

«Certo! Non ci si può che annoiare quando ti regalano tutto, quando tutto è semplice e alla portata».

Cosa dobbiamo fare con questi ragazzi?

«La domanda non è cosa dobbiamo fare noi, la società o la scuola. La questione è cosa farà la famiglia. I papà faranno una sceneggiata. Le mamme daranno i numeri per 24 ore. Tutti quanti faranno dei predicozzi. Ma questo non cambia la vita di quei 9 ragazzi. Quindi per loro non si farà niente».

I genitori però dovranno risarcire i danni.

«Ed è il minimo. Ma il problema non si risolve staccando un assegno. Quei nove ragazzi hanno fatto danni per 7mila euro, non penso che le famiglie abbiano problemi a risarcirli. Ma i figli risarciranno a loro volta i genitori?».

Ossia?

«Mio padre avrebbe detto: “Ora tu risarcisci me”. E avrebbe fatto quello che ormai non si fa più: mi avrebbe dato una sonora punizione».

Che tipo di punizione?

«Un’estate trascorsa in casa e, visto i tempi, senza telefonini. L’ho già detto: se avverrà questo, se veramente le famiglie saranno capaci di “farsi risarcire”, verrò volentieri nell’Appennino reggiano per conoscere questi genitori».

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