Tre arresti eccellenti per gli omicidi del 1992

Delitti Vasapollo e Ruggiero: accusati Grande Aracri, Sarcone e Greco Svolta grazie al pentito Valerio che sta scardinando la ’ndrangheta al nord

REGGIO EMILIA. Due uomini sono stati giustiziati nelle loro case, a pochi passi dalle loro famiglie, in maniera per molti versi eclatante e su mandato dei futuri capi clan per far capire a tutti che la ’ndrangheta era forte e spavalda anche al di fuori dei suoi confini naturali. Una guerra di mafia che ha insanguinato il nord Italia investendo Reggio Emilia nel 1992 con gli omicidi di Nicola Vasapollo in città e di Giuseppe Ruggiero a Brescello. Faida rimasta in buona parte irrisolta per un quarto di secolo, ma che ha finalmente volti, mandanti e autori dichiarati, come ha sottolineato ieri il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato. La Dda ha emesso ordini di arresto in carcere - eseguiti ieri mattina dalla polizia - per tre dei sei indagati investiti da questo cold case chiamato “Aemilia 1992”, in ordine al reato di omicidio premeditato aggravato dal metodo mafioso.

Ad essere colpiti sono l’attuale capo cosca cutrese Nicolino Grande Aracri, 58 anni, ritenuto il mandante dei due omicidi insieme a Antonio Ciampà (indagato), altro capo cosca cutrese. Arresti anche per Nicolino Sarcone, 52 anni, ritenuto l’attuale capo della locale per Reggio Emilia e autore dell’omicidio Vasapollo insieme a Antonio Macrì (sparito nel 2000 probabilmente per lupara bianca). Per Grande Aracri e Sarcone le misure sono state eseguite in carcere - essendo i due già detenuti al 41bis - così come quella per Angelo Greco, 51 anni, al vertice della ’ndrina distaccata di San Mauro Marchesato, nel Torinese, considerato autore dell’omicidio Ruggiero. Spedizione alla quale ha partecipato anche Antonio Lerose, detto “René”, anch’egli indagato a piede libero.

Un lavoro di indagine fitto che segna una svolta giudiziaria importante per l’inchiesta Aemilia dopo la clamorosa notte dei 110 arresti il 28 gennaio del 2015, che indicarono in Reggio Emilia l’epicentro del radicamento della ’ndrangheta cutrese. La svolta è stata impartita grazie anche alle dichiarazioni rese al processo Aemilia dal pentito Antonio Valerio, ora indagato per l’omicidio Ruggiero, per il quale si è autoaccusato quale partecipe. Le sue testimonianze hanno completato il complesso quadro dei due omicidi di ’ndrangheta. Veri e propri attentati, con tanto di commando, travestimenti e killer, che giustiziarono nelle rispettive case a colpi di pistola Nicola Vasapollo (crivellato di proiettili nella sua casa di Reggio in via Pistelli mentre era ai domiciliari il 21 settembre del 1992) e Giuseppe Ruggiero (ucciso il 22 ottobre seguente a Brescello da un gruppo di fuoco di uomini travestiti da carabinieri). Scene rimaste impresse per violenza e irritualità nel profondo nord, con pianti e struggimenti dei famiglie che avevano perso i loro capi famiglia.

In questi 25 anni il clan Grande Aracri si è affermato al nord, nel bel mezzo dell’Emilia. Per i due omicidi, che si inseriscono nel quadro della lotta per il predominio tra l’allora cosca dominante delle famiglie Grande Aracri, Dragone e Arena e gli «scissionisti» Ruggiero e Vasapollo, sono stati condannati in via definitiva come mandanti nel 1997 Raffaele Dragone, tutt’ora detenuto e Domenico Lucente, suicida in carcere.

Le indagini della polizia (le due squadre mobili di Reggio Emilia e Bologna e il servizio investigativo centrale) per risolvere i due casi hanno impiegato poco più di tre mesi, con un lavoro certosino di esame dei tabulati della vecchia Sip, di incartamenti processuali riguardanti altri episodi riconducibili alla stessa guerra di mafia, di multe stradali, fino all’individuazione delle amanti degli uomini del clan che offrivano loro appoggio e coperture. Secondo il racconto già contenuto nei verbali con le deposizioni di Valerio, quando Ruggiero doveva morire, nel 1992, Antonio Valerio aveva 25 anni, era agli arresti domiciliari ma aveva lui stesso molte ambizioni. La prima era entrare nelle grazie dei boss della ’ndrangheta cutrese. Valerio si ricorda bene di Angelo Greco ma anche di Aldo Carvelli detto “spara lesto”. «Io mi ricordo bene perché in auto Carvelli raccontava barzellette per stemperare la tensione mentre andavamo a uccidere Ruggiero». Un’altra epoca, stessi protagonisti, oggi per buona parte imputati nel processo Aemilia, che il procuratore antimafia Amato ricorda: «Non è un processo sulle false fatturazioni. Come gli incendi sono attività di infiltrazione e consolidamento del clan».