L’ascesa dei tre killer diventati così dei boss

Le armi, i covi e le tante amanti. Battisti: «Grande soddisfazione: ricostruito un puzzle complicato»

REGGIO EMILIA. «Il 15 luglio, in piena estate, la procura antimafia ci ha lanciato una sfida. Ci ha consegnato un puzzle con pezzi numerosissimi e sparsi in vari fascicoli e faldoni, tra Cremona, Mantova, Modena, Crotone e Reggio Emilia. La sfida era fare in modo che non passassero altri 25 anni. Il 22 ottobre cadrebbe quella ricorrenza ma siamo riusciti a fare prima». Guglielmo Battisti canta vittoria dopo tre mesi vissuti con la testa sulle carte e a coordinare le indagini scaturite dai racconti di Antonio Valerio, incrociate con quelle di un altro pentito, Angelo Salvatore Cortese, trovando conferme documentali, telefoniche e direttamente sul campo. «Un puzzle che abbiamo cercato di ricostruire – dice il capo della Squadra Mobile di Reggio Emilia – in un contesto in cui tutti i pezzi potessero andare al loro posto. Nel farlo abbiamo utilizzato i tabulati della Sip del 1992. Io ho i colleghi più giovani che hanno scoperto la sua esistenza con questa indagine. Abbiamo poi verificato il tragitto che il commando fece da Brescello per fuggire con le due auto rubate dopo l’omicidio Ruggiero. Abbiamo visto che avevano imboccato un ponte che ora non esiste più. Abbiamo scoperto quindi un mondo di amanti del 1990 che hanno dato un contributo rilevante al quadro indiziario che siamo riusciti a ricostruire. Sappiamo ora come e quando le armi sono arrivate dalla Calabria. Abbiamo individuato poi i covi a Carpi e a Modena città, di soggetti a loro disposizione. Tutto questo grazie al coordinamento della Dda che non mi stancherò mai di ringraziare, perché il 15 di agosto era con noi a scrivere e a spulciare i fascicoli, ed è stata davvero una corsa entusiasmante per noi».

Secondo quanto emerso dalle indagini che si sono avvalse del coordinamento della squadra Mobile di Bologna e del Servizio Centrale Operativo della polizia di Stato, Grande Aracri fu il mandante dell’omicidio Vasapollo e Sarcone ne fu esecutore materiale. Gli stessi due e Greco sono considerati poi a vario titolo gli autori dell'omicidio di Ruggiero, che si trovava a sua volta ai domiciliari. In questo caso il gruppo inscenò un finto controllo camuffando una Fiat Uno come auto dei carabinieri, con tanto di lampeggiante. (e.l.t.)