Cancellato l’integrativo, è bufera sulle coop sociali

Proclamata la mobilitazione di 5.000 lavoratori delle circa 120 realtà reggiane Sotto accusa il “colpo di spugna” con cui viene eliminato il premio di produzione

REGGIO EMILIA. I sindacati di categoria di Cgil-Cisl-Uil hanno proclamato la mobilitazione dei 5mila lavoratori delle circa 120 cooperative sociali che operano nel Reggiano che si sono visti disdire (dal 1° gennaio 2018) il contratto integrativo provinciale. Un accordo che ha consentito di distribuire ai lavoratori nel 2017 circa 250 euro di premio di produzione annuo.

I sindacati hanno immediatamente reagito, proclamando lo stato di agitazione con il blocco di tutti i tavoli di contrattazione provinciali aperti con Confcooperative e Legacoop e un presidio davanti alle due centrali cooperative nei prossimi giorni. I sindacati chiedono una ripresa immediata di una trattativa che coinvolge i lavoratori dei servizi socio assistenziali e educativi in asili nido, case di riposo e centri diurni e quelli impegnati nell’accoglienza dei rifugiati nella nostra provincia.

Le centrali cooperative hanno motivato la loro decisione sostenendo la necessità di un accordo integrativo regionale che superi il livello provinciale e il peso economico di uno degli elementi del contratto di secondo livello: l'Ert (elemento di redistribuzione territoriale) è troppo oneroso. Si tratta di un premio di produttività annuale erogato ai lavoratori di tutte le coop sociali sulla base dei bilanci di una ventina di imprese campione. Un valore che nel 2016 ha portato nelle tasche degli operatori circa 500 euro, mentre per il 2017 si prevede scenda a 250 euro. Cifre che comunque vedono Reggio a livelli più elevati rispetto al resto del paese.

A Modena l’Ert è di 60 euro l’anno e a Parma non esiste. A far la differenza è la presenza a Reggio di due cooperative sociali come Dimora d’Abramo e Coopselios che sulla base dei propri bilanci determinano il premio di produzione (che in base all’accordo provinciale vale per tutti). Si tratta di lavoratori che mediamente percepiscono uno stipendio mensile di 1.200 euro (per 38 ore settimanali compresi turni e lavoro notturno) e inferiore di 300 euro rispetto a chi lavora nel pubblico.

«È paradossale – hanno sottolineato ieri Sabrina Castagna (Fp-Cgil), Lucia Incerti (Fisascat Cisl), Cristian Villani (Fp-Cgil e Raffaella Ilariucci (Uil-Fpl) – che a firmare la disdetta dell'accordo sia per Confcooperative Luigi Codeluppi, al timone della cooperativa Dimora di Abramo, capofila della rete reggiana di accoglienza dei migranti, che ha chiuso il 2016 con un fatturato di 14,5 milioni e un milione di utile». Sono, infatti, questi dati economici a far “volare” l'ert. Ne sono consapevoli anche i sindacati che sottolineano però che «solo sei cooperative hanno chiesto di dilazionare o congelare l’Ert perché navigano in cattive acque. In realtà si vuol colpire Reggio, culla della cooperazione sociale e provocare un effetto domino per la disdetta del contratto in altri territori».