«Riti, affiliato sino al grado di quartino»

REGGIO EMILIA. «Finalmente posso dire che è ’ndrangheta e non attività criminale».Antonio Valerio ha questo tono liberatorio quando comincia a raccontare le vicende mafiose che entrano nel nuovo...

REGGIO EMILIA. «Finalmente posso dire che è ’ndrangheta e non attività criminale».

Antonio Valerio ha questo tono liberatorio quando comincia a raccontare le vicende mafiose che entrano nel nuovo millennio, rimarcando pure la “ritualizzazione” dell’affiliazione al clan e i gradi conquistati. Il primo passo è come “sgarrista” nell’ottobre 2000: «Ero sceso giù per il rito ed erano presenti in cinque». Sottolinea che ha da subito un fratello di sangue: «Mi è stato fatto un segno della croce con una lametta sul pollice destro – spiega con orgoglio il pentito – e Salvatore Blasco si è punto così ci siamo scambiati il sangue. Anche se mi ha fatto qualche marachella, per questo percorso di sangue ho sempre considerato Blasco un fratello. Ero molto legato a lui». Dopo il grado di “sgarrista” arriveranno per Valerio – come lui stesso elenca – altri gradi, cioè “la santa”, “trequartino” e “quartino”. Il rito della “santa” avviene nel 2010 nel capannone di Gaetano Blasco, mentre il “trequartino” è sotto Grande Aracri nel 2011. Rituali e gradi che contano, specie nelle riunioni fra ’ndranghetisti: «In un incontro in un ristorante a Torino ero il più in alto in grado e mi misero capotavola».

Un modo, quest’ultimo, per portargli rispetto in ambito mafioso.