«Un invaso sull’Enza? Il comitato è al lavoro senza ambientalisti»

Wwf, Amici della Terra, Agenda Verde e Legambiente contro la «improvvisa accelerazione impressa da Manghi»

VETTO. Nonostante sia più di un secolo (e non è una iperbole) che se ne parla, e in alcuni momenti sia arrivata anche molto vicina alla concretizzazione – quantomeno a livello di carte prodotte – ora sulla diga di Vetto si starebbe procedendo troppo in fretta. Almeno, è quanto sostengono le associazioni ambientaliste reggiane, in una nota congiunta a firma di Gioacchino Pedrazzoli (Wwf Emilia Centrale), Rossella Ognibene (Amici della Terra), Duilio Cangiari (Agenda Verde) e Dino Vecchi (Legambiente Val d’Enza), rivolta in primis al presidente dell’amministrazione provinciale Giammaria Manghi.

«L’improvvisa accelerazione impressa dal presidente Manghi – spiegano nella loro nota – a proposito della ipotizzata costruzione di invasi del fiume Enza lascia perplessi e preoccupati. Perplessi – argomentano gli ambientalisti – in quanto il paio di mesi previsti per l’attività del comitato di studio è un periodo che consente a malapena la raccolta di dati e informazioni vecchie e inutili, mentre sono tutte da definire quelle relative all’accelerato mutamento climatico, ai regimi di piovosità, ai regimi stagionali. Preoccupati perché il comitato è stato definito senza nessun necessario e fondamentale apporto da parte di un congruo numero di ambientalisti, che a proposito degli aspetti territoriali, dei mutamenti climatici, della difesa e salvaguardia dei benefici collettivi degli spazi naturali, sono portatori di competenze insostituibili».

Proseguono le associazioni ambientaliste: «Durante la lunga controversia a proposito del progetto Marcello (l’unico, grande invaso che alcuni promuovono tutt’ora, mentre altri propendono per un invaso più piccolo alla “stretta delle Gazze”, ndr) hanno imposto alle strutture istituzionali metodiche di attenzione e procedure di scelta che hanno segnato un’epoca di democratica e partecipata trasparenza amministrativa. Va ricordato che il progetto della diga di Vetto venne dichiarato, oltre che di scarsa utilità per il comparto agricolo, totalmente deficitario rispetto ad un inserimento territoriale di altissimo impatto, dopo accurate e lunghe procedure di audit da parte del ministero dell’Ambiente».

Concludono gli ambientalisti: «E’ fondamentale un approccio alla gestione delle sempre più scarse risorse idriche, da affiancare ai soli progetti infrastrutturali. Ad esempio, per restaurare nel territorio la capacità di trattenere acqua e restituirla con lentezza nei periodi di siccità: aumentare le aree impermeabili, decementificare i canali, dare più spazio ai fiumi. Promuovere forme di agricoltura in equilibrio con le risorse idriche: canoni adeguati per i prelievi, colture meno idroesigenti, tecniche di irrigazione adeguate. Avviare investimenti per la rigenerazione della risorsa idrica come forestazione, riqualificazione fluviale, sostenuti da tariffe idriche adeguate, a livello domestico, industriale ed agricolo». (l.t.)

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