«Cigl ignorata dai sindaci sul caso mafie»

Il segretario Mora alla festa di Mdp: «Nel 2015 nessun amministratore rispose alla nostra lettera»

REGGIO EMILIA. «Due anni fa abbiamo mandato due paginette di documento a tutti i sindaci della provincia di Reggio sull’operazione Aemilia, in cui cominciavamo a dire: guardate che, a partire dal tema appalti, c’è un problema che riguarda il modo cui addestrarci a riconoscere le infiltrazioni mafiose: cosa possiamo fare assieme? Ne parliamo? La risposta è stata zero. Addirittura un sindaco ci ha quasi insultato». Guido Mora, segretario della Cgil, ha lanciato una dura polemica venerdì sera durante un dibattito sul processo Aemilia organizzato nell’ambito della festa di Mdp-Articolo 1 a Pieve. Una serata alla quale hanno partecipato anche Massimo Mezzetti, assessore alla legalità della Regione, il giornalista Paolo Bonacini e il coordinatore di Libera Reggio Emilia Manuel Masini.

Mora ha lanciato strali contro la mancata risposta delle amministrazioni al ragionamento messo sul tavolo dalla Cgil, che ha peraltro dato incarico in queste settimane all’università di Milano di indagare sul caso Brescello. «C’è un prima e un dopo rispetto al processo Aemilia – avverte Mora - c’è stata la fase prima, segnata dalla rimozione, dalla sottovalutazione o dalla superbia di tanti che ritenevano che il nostro territorio non fosse infiltrabile. Il pentito Antonio Valerio sta radendo al suolo questo approccio e dovrebbe indurre la politica ad una riflessione seria. Le cose che dice Valerio sono impressionanti. Ma il fattore che mi ha stordito di più – ha proseguito Mora - è l’agibilità che Valerio aveva sul territorio. Era ai domiciliari e lo andavano a trovare nel suo appartamento i maggiori capi della ndrangheta. C’è stata la sottovalutazione delle forze dell’ordine di alcuni atti, eventi e fenomeni. La sensazione netta è che il controllo del territorio non ci fosse». «Il rischio per tanti anni è stato quello di dire che la mafia non esisteva - ha sottolineato invece Mezzetti - Oggi il rischio speculare è quello di dire che tutto è mafia, perché facendo così non si riescono ad individuare gli obiettivi da colpire e a mettere in campo strumenti efficaci. Distinguere tra le forme di illegalità è quello che noi abbiamo cercato di fare con il testo unico sulla legalità approvato l'anno scorso che farà da cornice ad ulteriori azioni».