«Catasto, interrogato un dirigente»

Scalzulli in Commissione antimafia: «Ascoltato sulle minacce ai miei figli»

REGGIO EMILIA. «Ho appreso da fonti ufficiali in occasione di un’udienza tenutasi in Tribunale a Reggio Emilia avente come oggetto di dibattimento proprio la questione Reggio Emilia da me sollevata, che la locale Procura della Repubblica ha convocato alcuni mesi fa uno dei vertici dirigenziali citato nei miei numerosi esposti/querele, per interrogarlo sull’episodio delle minacce proferite ai miei figli (definiti “piccirilli”) ed altri». È una delle rivelazioni contenute nel dossier che l’ex direttore del Catasto di Reggio, Potito Scalzulli, ha consegnato alla Commissione parlamentare antimafia, in occasione dell’audizione di mercoledì. Un documento di 39 pagine e 45 allegati, nei quali l’ex direttore dell’Agenzia del Territorio, Ufficio Provinciale, ricostruisce quello che definisce il “Sistema Catasto”, ipotizzando «illeciti di natura amministrativa e/o penale in essere e/o accaduti nel passato e riconducibili a fenomeni di disordini amministrativi quali aver favorito evasione fiscale, perpetrato ingenti danni erariali, perseguito favoritismi in politica di gestione del Personale e lasciato correre sprechi di risorse pubbliche».

Scalzulli nel corso della sua permanenza a Reggio – dal 2009 al 2012 – ha presentato sul Catasto una serie di esposti. E la Procura ha affidato le indagini alla Guardia di Finanza, che sta continuando accertamenti sotto traccia. Il primo esposto venne presentato dall’ex direttore nel novembre 2010, inoltrato alla Procura di Reggio e alla Dda di Bologna per difendersi da lettere anonime, nelle quali lo si accusava di reati contro la pubblica amministrazione. L’esposto è stato poi integrato da nuove denunce, l’ultima delle quali risale all’aprile scorso. Ed è proprio sulla base di quest’ultima integrazione che uno dei vertici segnalati da Scalzulli sarebbe stato convocato in Procura per far luce su quelle che lo stesso Scalzulli ha definito minacce rivolte ai suoi figli. Nella querela avanzata da Scalzulli, l’ex dirigente del Catasto reggiano ipotizza ai suoi danni «estorsione, ricatto ed eventuali altri» reati, «compresa falsa testimonianza di gruppo resa in udienza di Tribunale avanti un Giudice, per avermi mediante violenza costretto ad autodenunciarmi di reato di abuso d’ufficio, peculato o altro per procurare un ingiusto profitto a sé ed ad autori di lettere anonime con mio danno». Su questi episodi lo stesso Scalzulli aveva già presentato querela per calunnia e diffamazione.