Landi Renzo, la protesta: «Altre 16 ore di sciopero»

Prima giornata di mobilitazione contro l’annuncio di 79 esuberi a Reggio Emilia. I sindacati: «Salvaguardare l’occupazione». Corteo anche alla Lovato di Vicenza

REGGIO EMILIA. Un primo pacchetto di 16 ore di sciopero da gestire durante la difficile trattativa. E salvaguardare il più possibile la situazione occupazionale. È quanto stabilito dall’assemblea di lavoratori che si è svolta mercoledì mattina davanti alla sede del gruppo Landi Renzo, azienda di famiglia del presidente della Camera di commercio ed ex leader di Unindustria, Stefano Landi.

Dopo la presentazione del piano industriale quinquennale 2018-2022 del gruppo, si prevedono 79 lavoratori in esubero negli stabilimenti reggiani. Una decisione comunicata senza preavviso alla Fiom-Cgil e alle Rsu aziendali martedì mattina, nella sede di Unindustria, inducendo i sindacati a mettere subito in atto una mobilitazione, con la proclamazione ieri di quattro ore di sciopero e con un corteo di protesta contro un piano giudicato dagli stessi sindacati «totalmente insoddisfacente».

La protesta è partita ieri mattina intorno alle 8 con il corteo da via dell’Industria, per proseguire poi con l’assemblea davanti alla sede dell’azienda di via Nobel. È qui che i lavoratori hanno stabilito le prossime mosse. «Una parte di questi esuberi, oltre a non essere stata condivisa in nessun modo, verrebbe creata con una esternalizzazione di un pezzo del polo logistico – spiega Davide Franco, funzionario Fiom-Cgil – Stiamo parlando di esuberi su Reggio pari a 79 dipendenti, dovuti alla fusione per incorporazione di Aeb e Landi Renzo. All’interno del gruppo, gli esuberi sono pari a oltre 200 persone. Noi siamo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e nutriamo una forte preoccupazione anche per la filiera produttiva: le ricadute sul tessuto sociale di un ridimensionamento così grosso potrebbero avere un impatto importante».

Per il funzionario Fiom–Cgil, il piano strategico del gruppo, che prevede il ritorno all’utile per 7 milioni di euro il prossimo anno, «non è chiaro» e, sopratutto, «non c’è stata alcuna condivisione». Ed è all’interno di questo piano che si prevede «l’esternalizzazione di tutto il centro logistico: 36 magazzinieri vengono messi in esubero per far posto a una cooperativa o a un provider di servizi».

L’assemblea, riunita ieri mattina davanti alla sede del gruppo, ha quindi votato all’unanimità le 16 ore di sciopero. «Si tratta di un primo pacchetto da gestire all’interno della trattativa che noi vogliamo riprendere e non subire – aggiunge Franco – senza contare tutta la vicenda di Lovato, dove si parla di dismissione dello stabilimento».

Proprio mentre a Reggio era in atto la protesta, anche a Vicenza infatti andava in scena una nuova mobilitazione. A Vicenza, dove sono previsti 69 esuberi, da giorni i dipendenti hanno occupato la Lovato gas, in seguito alla decisione comunicata dall’amministratore delegato Musi di chiudere l’azienda per spostare la produzione in Polonia, in India e in Iran. La preoccupazione dei lavoratori è che i macchinari possano essere portati altrove. Per questo i dipendenti presidiano l’azienda e si sono detti pronti a bloccare le strade.

Un blocco che è avvenuto proprio ieri mattina, quando il corteo è andato in scena per le strade della città, mandando in tilt il traffico. Un corteo composto da 110 lavoratori, che hanno chiesto un incontro al sindaco di Vicenza, Achille Variati, e al vescovo, Beniamino Pizziol. Dalla Fiom di Vicenza hanno parlato di «una decisione unilaterale e improvvisa da parte del Gruppo che chiude un’azienda da sempre fiore all’occhiello e che negli ultimi anni, a differenza degli altri siti produttivi, ha sempre registrato il fatturato in attivo e avanzamento tecnologico».