Partono gli scavi al castello di Canossa

Il 9 ottobre la prima fase dei sondaggi archeologici. Cervi del Cai: «Ogni venerdì l’area del borgo aperta per visite guidate»

CANOSSA. Partirà il 9 ottobre prossimo la campagna di ricerca archeologica nell’antico borgo di Canossa, ai piedi del castello, con l’obiettivo di ricostruire la vita quotidiana dei sudditi di Matilde.

Una campagna volutamente “aperta”, secondo il taglio scelto dal Cai: alcuni giorni saranno dedicati alle visite guidate nell’area, in particolare il giovedì mattina per le scuole, mentre il venerdì tutto il giorno gli archeologici saranno a disposizione per visite guidate gratuite a tutti coloro che vorranno approfondire l’argomento. «Saranno scavi archeologici partecipati», spiega l’architetto Giuliano Cervi del comitato scientifico del Cai, che assieme al contributo dei due Lions di Canossa e Albinea ha raccolto i diecimila euro necessari per questa prima fase.

Si concretizza dunque un progetto sul quale il Cai si sta impegnando da tempo: da quando nel 2008 ha scoperto il borgo di Canossa, nascosto e sepolto sotto il bosco nel versante orientale della rupe matildica. L’anno scorso sono stati sottoscritti tutti i protocolli d’intesa con i Comuni e gli organi dello Stato interessati (Sovrintendenza archeologica e Polo museale di Bologna). Gli scavi, che avrebbero dovuto iniziare a giugno, sono poi slittati a dopo l’estate per non inibire la fruizione turistica del castello di Canossa.

«Anche se formalmente iniziamo sul campo il 9 (per finire il 27 ottobre con un incontro pubblico di restituzione dei risultati), già da alcuni mesi la ricerca è partita: è stato fatto un approfondito lavoro di indagine archivistica e di catalogazione dei reperti conservati nel museo Naborre Campanini, che sono stati molto utili per acquisire anche inedite informazioni utili – prosegue Cervi –. Ad esempio taluni reperti, che con le vecchie catalogazioni si riteneva appartenessero a determinati ambiti temporali, ora invece con le moderne tecniche di studio sono risultati molto più antichi e risalenti proprio al periodo immediatamente post-matildico».

La campagna di scavi sarà condotta dall’Università di Bologna e dall’Università di Verona: una decina di archeologi, col supporto dei volontari del comitato scientifico del Cai.

«Anzitutto, con il laser scanner ed altre attrezzature di misura, si farà il rilievo preciso di tutto ciò che è presente, in modo da porre la base sulla quale iniziare la prospezione vera e propria. Un lavoro molto impegnativo, che comporterà almeno un mese. Nel contempo sarà effettuata una ricognizione archeologica, cioè un sopralluogo nell’area dell’antico borgo medievale, per individuare i luoghi più promettenti per gli scavi, con l’esecuzione in questi ultimi di sondaggi», prosegue Cervi.

L’interesse sta nello scavare un’area mai indagata prima e di valenza europea. «Nel borgo pare vivessero non solo i contadini di Matilde, ma anche i funzionari di corte di vario rango e le famiglie dei soldati. Secondo Donizone di Canossa (il monaco biografo della grancontessa), sembra che anche i preliminari della salita dell’imperatore Enrico IV al castello siano stati fatti nella chiesetta di San Nicola, situata proprio nel borgo: anche questo dovremo appurarlo. Con le nuove tecniche di analisi a disposizione, l’area potrebbe diventare una finestra aperta sul Medioevo».

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