«Mai in aula con Pagliani scelta giusta, in solitaria»

Il consigliere del Pd Saccardi: «Alcuni lo hanno abbracciato quando era tornato» «La condanna? A me bastavano le intercettazioni per dare un giudizio politico»

REGGIO EMILIA. «Sono tre anni che ogni volta che Giuseppe Pagliani prende la parola esco dall’aula. Oggi le dimissioni del consigliere di Forza Italia confermano che la mia battaglia politica, condotta a tratti in solitudine, era giusta. Ho ricevuto decine di messaggi in queste ore, anche da persone delle istituzioni che non sono più a Reggio, che mi danno atto della bontà della mia presa di posizione in questi anni». Pierluigi Saccardi, consigliere comunale e provinciale del Pd, commenta così la decisione dell’avvocato scandianese di lasciare i suoi incarichi in Sala del Tricolore e in Provincia.

«Non ho fatto una battaglia giuridica – dice Saccardi -. La mia posizione è sempre stata politica ed era condivisa dal segretario provinciale Andrea Costa. Avevo chiesto a Pagliani di sospendersi perché come esponenti delle istituzioni dobbiamo tenere alta la guardia. Non sono mai entrato nel merito della responsabilità penale ma mi bastavano ampiamente le parole intercettate e che ho letto sui giornali».

Il consigliere del Pd lancia poi una frecciata ad altri colleghi. «Non mi sono piaciuti gli abbracci quando Pagliani era tornato in aula dopo l’arresto. Mi ricordo il sindaco di Scandiano Alessio Mammi e il vicesindaco di Reggio Matteo Sassi e credo altri. Capisco la solidarietà umana ma siamo rappresentanti delle istituzioni e dunque facciamo politica. Non ho nulla di personale nei confronti dell’avvocato, sia chiaro, ma la solidarietà la esprimiamo al massimo fuori dall’aula».

Saccardi replica anche alle dichiarazioni di Pagliani, che ha detto che è assurdo pensare che potesse fare un patto con la mafia perché non ha mai gestito potere. «Le intercettazioni dove parlava con quelle persone di voti sono più che sufficienti a dare un giudizio politico. Inoltre il reato non è stato perpetrato perché le istituzioni in questi anni hanno fatto da argine. Se tre giudici in appello hanno analizzato quelle carte, soprattutto la parte relativa alla preparazione di quella cena, vorrà dire qualcosa. Così come vogliono dire qualcosa i cinque anni di interdizione dai pubblici uffici e la libertà vigilata di un anno. Quello che queste persone dicevano del prefetto Antonella De Miro era inaccettabile».

Il consigliere Pd rivendica di aver condotto una battaglia politica contro le infiltrazioni mafiose. «Nel 2014, prima dell’operazione Aemilia, quando parlai al Teatro Valli in occasione della festa del Tricolore, chiesi a tutti i candidati, di destra e sinistra, di sottoscrivere un codice etico in vista delle amministrative. Proposta poi caduta nel vuoto. Così come è caduta nel vuoto la mia richiesta del marzo 2015 di controllate tutti gli appalti sopra e sotto soglia degli ultima 15 anni: solo Luzzara e Rubiera hanno accolto questa richiesta. Come assessore provinciale che si occupava di trasporti ho provveduto a cancellare decine di ditte dall’albo dell’autotrasporto. In Provincia abbiamo firmato dei patti, promosso iniziative per la legalità. Cose concrete, fatti che non sono stati sbandierati».