Sentenza, giudici riuniti in albergo

Previsti 5-6 giorni di camera di consiglio. Ieri le ultime repliche

BOLOGNA. Al termine di una sbrigativa udienza – in cui ieri hanno preso la parola per “dichiarazioni spontanee” l’imprenditrice reggiana Patrizia Patricelli e il commercialista Donato Agostino Clausi – la Corte si è formalmente chiusa in camera di consiglio (in un albergo) da cui uscirà con la sentenza del processo d’appello dei riti abbreviati di Aemilia che in secondo grado coinvolge una sessantina di imputati.

La sentenza – come annunciato dai giudici – dovrebbe essere emessa presto, ma non prima di lunedì.

Ieri in aula i due imputati prima citati hanno preso la parola – affiancati dai loro avvocati – e si sono difesi a spada tratta. Patricelli è compagna nonché socia d’affari dell’imprenditore reggiano Giovanni Vecchi. I due conviventi 63enni nella primavera 2016 sono stati condannati in primo grado dal gup Francesca Zavaglia a 4 anni e 10 mesi di reclusione e i due pm del giudizio di secondo grado hanno chiesto il mese scorso la conferma di questa pena. Al centro delle accuse gli affari che li avevano visti operare insieme ad Alfonso Diletto (considerato uno dei capi della cosca, per cui sempre in Appello è stata chiesta una condanna a 14 anni 2 mesi e 20 giorni) e soci e che coinvolgevano le società del gruppo Save di Vecchi.

Il commercialista crotonese Clausi (detenuto a Bologna), è indicato dai pm come uomo di fiducia di Giuseppe Giglio (che ora è un collaboratore di giustizia) e vero specialista nell’occultare l'effettivo proprietario delle società costituite.

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