Appello di Aemilia, ora la sentenza

Entro una settimana la decisione. I difensori di Pagliani: «Accuse inconsistenti»

BOLOGNA. Accelerata improvvisa – ieri in Corte d’appello a Bologna – nel processo dei riti abbreviati di Aemilia che in secondo grado coinvolge una sessantina di imputati.

Già esaurito, in oltre sette ore d’udienza, il botta e risposta – tecnicamente le “repliche” – fra i due pm (Umberto Palma e Nicola Proto) e i difensori. A quel punto – sempre ieri – la Corte ha annunciato che è pronta per riunirsi in camera di consiglio e nel giro di 5-6 giorni ne uscirà con la sentenza. Oggi ennesima udienza a Bologna ma solo per le eventuali “dichiarazioni spontanee” degli imputati, poi inizierà la camera di consiglio.

Tre mesi fa il pm Palma ha chiesto per Giuseppe Pagliani (capogruppo di Forza Italia in Sala Tricolore) la condanna ad otto anni di reclusione, ritenendolo responsabile di concorso esterno in associazione mafiosa e di corruzione elettorale. E sempre il pm Palma ha ieri sostenuto che Pagliani non poteva non sapere con chi aveva a che fare, riferendosi ai rapporti con Pasquale Brescia, Antonio Muto e Alfonso Paolini (per gli ultimi due ne sono stati rievocati i precedenti penali). «Per noi l’inconsistenza delle repliche dell’accusa – dicono a fine udienza i difensori di Pagliani (presente in aula, ndr) – è l’ennesima dimostrazione dell’accanimento accusatorio nei confronti del nostro assistito. I rapporti di Brescia nel suo ristorante con due questori di Reggio erano al contrario per Pagliani una garanzia di avere a che fare con una brava persona, inoltre – rimarcano i legali Giovanni Tarquini ed Alessandro Sivelli – i precedenti penali di Muto e Paolini sono totalmente irrilevanti»